Reti Amiche si allarga

brunettaContinua il fenomeno delle “Reti Amiche“. Dopo l’affiliazione delle Poste e dei tabbaccai, tocca a Unioncamere a derire al piano di collaborazioni volontarie che consente ai cittadini di usuffruire di una serie di servizi attraverso canali alternativi alla PA.
A renderlo noto il ministro Renato Brunetta che proprio in questi giorni ha siglato un accordo con Unioncamere, il cui obiettivo è quello di consentire ai dipendenti del settore privato di accedere ai servizi on-line della pubblica amministrazione, servendosi dei canali web messi a disposizione dalla proprie aziende.
D’ora in poi, dunque, ottenere certificati, rinnovare il passaporto o effettuare pagamenti all’Inps diventerà più semplice.
I primi 50mila terminali cominceranno a funzionare dal mese di maggio e il loro numero raddippierà entro la fine dell’anno.
Soddisfatto il ministro Brunetta che ha dichiarato “quella di oggi è l’ennesima novità: il protocollo di intesa con l’Unioncamere è il primo passo per far dialogare la Pubblica amministrazione e i 16 milioni di lavoratori pubblici e privati. Tramite Unioncamere – ha poi aggiunto – si faranno una serie di accordi derivati con la Confindustria, la Confapi e le altre associazioni imprenditoriali affinchè in ogni posto di lavoro ci sia un terminale intelligente che permetta ai lavoratori di incontrare la Pubblica Amministrazione senza chiedere permessi e lasciare il proprio posto di lavoro per pagare le tasse, rinnovare il passaporto e così via”.

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La Mercegaglie bacchetta il Governo

resizeScontro tra il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, e il premier, Silvio Berlusconi, sul reale sostegno o meno dato dal governo alle imprese. La Mercegaglie è diretta e accusa il Governo di non aver fatto abbastanza.
“Noi oggi lanciamo un appello al presidente del Consiglio richiamandolo alla gravità della situazione, facendogli presente che se non si agisce in fretta, se non si stanziano fondi veri a supporto delle imprese, c’è il rischio che nei prossimi mesi tante aziende possano fallire”.
“Continuiamo a credere che la ripresa ci sarà e alla fine dell’anno si potranno vedere alcuni segnali di miglioramento – ha aggiunto – ma è necessario agire subito e stanziare fondi veri per aiutare le imprese”. Il presidente di Confindustria chiede pertanto un intervento immediato che punti soprattutto ad avviare nuovi cantieri, a fornire garanzie alla pmi nonchè la concessione di sgravi fiscali al fine di facilitare la capitalizzazione delle imprese.
Ovviamente tutto questo senza dimenticare i lavoratori e soprattutto coloro che il lavoro lo perdono. La Mercegaglie, infatti, dopo aver espresso apprezzamento per le indennità stanziate dal governo ai lavoratori con un contratto a progetto, ha tuttavia precisato che “è essenziale dare un supporto vero, con soldi veri, a coloro che perderanno il posto di lavoro. Ed è importante che si parli anche di impresa, perché altrimenti il rischio è che si diano sussidi di disoccupazione alle persone che perdono il lavoro, senza riuscire a creare nuovi posti di lavoro”.
In sostanza per Confindustria servono soldi veri, interventi mirati e ponderati che consentiranno realmente al paese di uscire dalla crisi, fondandosi non più sui conflitti istiruzionali ma sulla collaborazione tra Bankitalia e governo, tra banche e imprese.

Cassaintegrazione in costante aumento

4ed10e0fa0274eb1330433a01b196427Aumento il numero dei lavoratori in cassa integrazione. Questa la conclusione dell’inchiesta flash, condotta dal centro studi di Confidustria che mette in evidenza come le cifre si avvicinino a quelle del 1993, sebbene si sia lontani dal picco del 1984.
La crisi, dunque, si fa sentire e a risentirne, purtroppo, è anche la busta paga dei lavoratori. “Nell’industria in senso stretto – aggiunge il Centro studi – nel 2008 le retribuzioni di fatto per unità di lavoro a tempo pieno sono cresciute meno di quelle contrattuali, +3,1% contro +3,3%”.
Il divario si spiega soprattutto con il calo delle ore di straordinario, la cui quota sulle ore ordinarie lavorate nelle grandi imprese è scesa al 4,8% (5,4% nel dicembre 2007).
Ad incidere anche la stretta operata sul credito dalle banche che ostacola l’attività delle imprese italiane per circa il 9,9%.
“L’offerta di credito cala: il saldo netto dei giudizi delle aziende che segnalano una restrizione è infatti del 24,5″, sottolinea il Centro studi.
Eppure, nonostante questa situazione delicata, la qualità del credito del nostro paese rimane sostanzialemte buona.
“Le sofferenze bancarie relative alle imprese – si legge nella congiuntura flash – erano pari ai 36,3 miliardi a dicembre 2008, cioè il 3,8% dei prestiti, in calo dal 4,8% a inizio 2007 (11% nel 1999)”: le sofferenze relative alle famiglie erano invece pari a 10,7 miliardi (2,9% dal 3,1%). Con la crisi aumentano le nuove sofferenze e il tasso di decadimento per le imprese e le famiglie che “è salito a 0,31% a trimestre (0,24% a marzo 2007). Valore, però, storicamente basso: 0,64% in media nel ’99.

Marcegaglia:”Sospendiamo il Tfr”

marcegaglia03gNuova proposta avanzata dal presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, che prendendo atto della grave situazione di liquidità nella quale si trovano le aziende, propone di tagliare per un anno i versamenti per il Tfr. “Si potrebbe – ha detto Marcegaglia – arrivare alla decisione che per un anno i flussi di Tfr non vadano all’Inps, ma vengano tenuti all’interno delle imprese, oppure i flussi del Tfr potrebbero servire a creare un fondo di garanzia che aiuti il sistema del credito alle piccole e medie imprese”.
Per il leader di Confindustria “è assolutamente necessario che, come sta accadendo in tutti i Paesi europei e anche negli Stati Uniti e in Cina, il Governo italiano sostenga l’economia. Comprendiamo – ha spiegato – il problema del debito pubblico, ma riteniamo che in un momento come questo serva un sostegno all’economia, senza il quale rischiamo veramente che molte imprese non riescano ad andare avanti”.
Accanto alla proposta relativa al Tfr, la Mercegaglia ha anche ipotizzato la possibilità che la Cassa Depositi e Prestiti anticipi i crediti alle imprese e che il Fondo di garanzia, creato con il Decreto 185 e di ben 450 milioni di euro, venga reso al più presto operativo.

Le riflessioni di Confindustria


Il centro studi di Confindustria analizza il momento nero dell’economia e giunge a sinistri risultati: Il Pil potrebbe calare nel 2009 anche oltre il 2,5%, a causa della crisi e del crollo della produzione industriale, salgono le probabilita’ di questa flessione del Pil. La massiccia diminuzione della produzione industriale nel quarto trimestre (-7,5% sul terzo) implica una riduzione marcata del Pil (almeno -1,6%).

Contratti, firmato un nuovo accordo

PalazzoChigiLa Ggil non ha modificato la sua posizione. Non ha infatti firmato, come invece hanno fatto Cisl, Uil, Ugl, Confidustria e tutte le altre associazioni imprenditoriali l’accordo con il Governo per la riforma del modello contrattuale, da applicare sia la settore privato che a quello pubblico.
Riserva hanno mantenuto anche l’Abi e le altre assicurazioni che, pur condividendo il testo presentato a Palazzo Chigi, hanno deciso di prendere “una pausa di riflessione” e di mediare sul documento nei prossimi giorni.
Le novità principali sono due. Innanzitutto si stabilisce che i contratti avranno una durata triennale, sia normativamente che economicamente, mentre scompare l’inflazione programmata che verrà sostituita dall’indice dei prezzi al consumo(IPCA), armonizzato in ambito europeo per l’Italia.
Il no della Cgil è venuto in seguito ad una domanda, non accolta dal Governo, di apportare al documento alcune modifiche che il sindacato considerava imprescindibili. “Ci è stato presentato un testo integrato dalla parte del pubblico impiego – ha detto il leader della Cgil – conosciuto solo questa sera. Un testo immodificabile, un prendere o lasciare che non abbiamo voluto firmare”. Ma Epifani non si è fermato qui e ha continuato il suo affondo al Governo aggiungendo “Un governo che non riesce a dare risposte sugli ammortizzatori sociali, che non dà sostegno ai consumi, che non ha uno straccio di politica industriale. Un governo che non redistribuisce le risorse fiscali a favore dei pensionati e dei lavoratori a reddito fisso e non capisce che la ‘social card’ poteva essere fatta in una maniera non umiliante, è un governo che ha forzato in direzione di un accordo che sapeva non poteva avere il consenso della Cgil”.
Diversa la posizione del ministro del Walfare, Maurizio Sacconi, per il quale l’accordo “ha una portata storica, non solo perché sostituisce le intese sottoscritte il 23 luglio 1993, dopo lunga e defatigante negoziazione, ma perché sostituisce per la prima volta il tradizionale approccio conflittuale nel sistema di relazioni industriali con quello cooperativo”.
I maggiori vantaggi delle nuove forme contrattuali deriverebbero quindi dalla possibilità di spostare le contrattazioni dal livello nazionale a quello aziendale e territoriale, dove vi è una maggior possibilità per leparti di condivider obiettivi e risultati.
Sacconi non può non celare il suo disappunto per la mancata adesione di Cgil, colpevole a suo dire di non riuscire a convergere con le altre organizzazioni sindacali.

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