Scritto Mercoledì 11 Novembre 2009 da Carola
La Sun Microsystems, gruppo americano produttore di sistemi operativi, ha presentato richiesta per essere acquisito dalla macrocosmica Oracle, ma si sono visti bocciare la proposta.
Il Department of Justice USA ha avanzato riserve riguardo al rifiuto preso dalla Commissione Europea, definendo le ragioni fornite da quest’ultima per giustificare il rigetto come “inusuali”. La Sun si lamenta sostenendo che la Commissione Europea tema che i prodotti Sun (nello specifico, il database MySQL, utilizzato in siti come Amazon, FaceBook e Google) possa mettere in pericolo il mercato della competizione con una vittoria schiacciante.
La Commissione si difende con la voce di Jonathan Todd (portavoce), che sottolinea come la Commissione, nella valutazione di una qualsiasi proposta, applichi gli standard Europei, mentre gli americani applichino i loro standard patriottici.
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Scritto Mercoledì 11 Novembre 2009 da Carola

Nel mercato delle comunicazioni in Italia vige ancora il monopolio che, in quanto tale, può limitare la scelta del cittadino; non essendoci alternative, si è infatti costretti ad usufruire sempre e solo dell’unica entità sul mercato.
A questo proposito, la Commissione Europea ha richiamato il sistema di Telecom Italia tramite il corpo competente (l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni italiana) sottolineando l’insufficiente concorrenza su tale campo nel Paese in questione.
Quello che la Commissione Europea domanda all’Agcom è che lasci che si creino le condizioni per garantire una concorrenza sostenibile, senza il monopolio di Telecom Italia. E l’Authority Italiana sulle TLC chiarifica che è necessario che Telecom promuova la libera concorrenza.
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Scritto Giovedì 22 Ottobre 2009 da Lucia Cocozza
Nuovo, negativo primato per i politici italiani, che questa volta riescono a “farsi riconoscere” anche all’estero.
Sembra, infatti, che gli europarlamentari italiani siano i più pagati a Strasburgo, riuscendo a guadagnare oltre 20mila euro al mese.
I dati di questi veri e propri stipendi da capogiro sono emersi grazie ad un’indagine promossa da massmediologo Klaus Davi che ha effettuato l’indagine prendendo in considerazione lo stipendio dell’ultimo anno e i dati pubblicati sui siti ufficiali dei parlamenti e governi dei principali Stati membri dell’Ue.
Ecco i numeri e i dati che faranno parlare di scandali, lasciando irritati non poco i cittadini che intanto continuano a leggere su quotidiani e libri d’inchiesta di come, invece, i politici italiani con uno scranno europeo continuino a disertare le sedute e non conoscano le lingue. Ma intanto gli vengano comunque pagati i ristoranti, le auto blu con relativo autista, i cellulari, i cinema, i teatri, le autostrade, i treni e gli aerei, piscine e palestre.
Ad onor del vero, va comunque detto che questa cospicua busta paga viene contesa dai colleghi inglesi che guadagnano un poco di più: 20.760 euro lordi mensili, contro i 20.600 euro percepiti dagli italiani. Ma, calcolando il costo della vita molto più bassa in Italia che nel Regno Unito, il primato ritorna nel BelPaese.
Seguono poi francesi che, grazie alle somme corrisposte per il pagamento degli assistenti, raggiungono una busta paga di 20.416 euro. Un importo, quest’ultimo, addirittura doppio rispetto ai rappresentati tedeschi, quarti in classifica con 10.729 euro. Sopra gli 8.000 euro percepiti mensilmente: irlandesi, olandesi e austriaci (rispettivamente con 8.615, 8.060 e 8.023 euro), seguiti da belgi (6.625 euro), spagnoli (4.945 euro) e finlandesi (4.350 euro). Fanalino di coda dell’Unione sono i membri del governo portoghese e quello lituano con 3.707 euro e 3.139 euro.
Il cahier des doléances non finisce qui. Secondo l’analisi condotta da Davi anche i ministri europei non sono da meno. Restano sul podio conquistando la prima posizione, i francesi con un salario di 20.295 euro lordi al mese. A sorpresa il secondo e il terzo posto sono invece occupati dai membri austriaci del Nationalrat (16.047 euro) e belgi (15.540 euro) che superano inglesi e italiani, vicini ai 14.000 euro (13.970 euro e 13.920 euro).
Non staccati di molto i ministri irlandesi e tedeschi che portano a casa rispettivamente 12.967 euro e 12.860 euro. Sotto quota 10.000euro si piazzano olandesi (9.230 euro), finlandesi (8.230 euro) e spagnoli (6.722 euro). I meno retribuiti i membri del governo portoghese e quello lituano con 4.820 euro e 3.855 euro.
E che gli stipendi degli europarlamentari italiani siano di gran lunga i più alti già se ne aveva avuto sentore lo scorso febbraio, quando il settimanale Espresso pubblicò un’inchiesta a cura di Emiliano Fittipaldi. Il giornalista aveva calcolato voce per voce la busta paga dei politici italiani che sedevano a Strasburgo la scorsa legislazione, scoprendo che ogni mese avevano incassato 11.703,64 euro.
E l’indennità era solo una delle tante entrate. A queste, infatti, si dovevano aggiungere le spese generali che servivano a coprire le uscite effettuate in Italia per l’ufficio, i viaggi, il telefonino, computer, francobolli e altro. Gli spostamenti da e verso Strasburgo e Bruxelles venivano invece rimborsati con un’indennità forfettaria.
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Scritto Sabato 3 Ottobre 2009 da Lucia Cocozza
Figura anche l’Italia tra i 9 paesi verso i quali l‘Unione Europea ha deciso di aprire una procedura di infrazione per deficit eccessivo rispetto al tetto del 3% fissato per il PIL 2009.
Stando ai dati contenuti nell’ultima nota al Dpef, il disavanzo per il nostro paese si aggirerebbe intorno al 5,3%.
Così la prossima settimana la Commissione Europea si riunirà per discutere la situazione di questi 9 paesi, portando così a 20 su 27 il numero dei membri che non rispettano il parametro.
Nel gruppo dei nove, oltre all’Italia, ci sono anche Germania e Portogallo.
Il commissario agli Affari Economici e Monetari, Joaquin Almunia, ha spiegato che la prossima settimana “la Commissione discuterà dei rapporti su altri 9 paesi che nel 2009 hanno il deficit sopra il 3%. La Commissione avvierà formalmente la procedura a metà novembre mentre le decisioni formali spettaranno all’Ecofin di dicembre”.
In situazioni di questo tipo, infatti, la riunione della Commissione può solo concludersi con una raccomandazione da inviare all’Ecofin, il Consiglio dei ministri economici e finanziari (cosa che viene data per scontata) a cui poi spetta di decidere che cosa fare.
Gli 11 paesi verso i quali la procedura è già aperta sono invece Ungheria e Regno Unito (l’anno scorso, già prima della crisi) a cui si sono aggiunti, all’inizio di quest’anno e con riferimento al bilancio 2008, Grecia, Irlanda, Francia, Spagna, Malta, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania. Le date entro cui i governi devono riportare il deficit al di sotto del 3% – secondo le rispettive “raccomandazioni” approvate poi dall’Ecofin, variano dal 2010 al 2013/2014.
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Tag:commissione europea, deficit, disavanzo, ecofin, PIL, raccomandazione, UNIONE EUROPEA
Scritto Venerdì 31 Luglio 2009 da Lucia Cocozza
Le istituzioni europee sono al lavoro per l’aggiornamento della direttiva GSM: le nuove regole, che entreranno in vigore a ottobre, consentiranno l’uso di una parte dello spettro radio per servizi mobili di nuova generazione.
La proposta della Commissione prevede l’ammodernamento della normativa comunitaria, la cosiddetta direttiva GSM, sull’uso dello spettro radio necessario per i servizi mobili: la direttiva GSM del 1987 riserva l’uso di una parte della banda di frequenza 900 MHz alle tecnologie di accesso note sotto il nome di GSM (Global System for Mobile), come ad esempio i telefoni cellulari.
L’aggiornamento della direttiva consentirà di utilizzare la banda di frequenze 900 MHz per offrire servizi paneuropei più rapidi come l’Internet mobile, oltre ai tradizionali servizi GSM, inoltre questa nuova flessibilità rafforzerà la concorrenza sul mercato europeo delle telecomunicazioni, contribuirà ad una diffusione più ampia e rapida dei servizi in banda larga senza fili, che rappresentano oggi uno dei motori della ripresa economica.
Gli apparecchi attualmente usati dai consumatori continueranno a funzionare senza problemi, ma saranno disponibili anche nuove tecnologie per accedere a servizi in banda larga ad alta velocità.
La riforma della direttiva sortirà anche effetti economici positivi per il settore e agevolerà la diffusione di nuovi servizi senza fili, grazie alla contrazione dei costi di rete derivante dall’uso di bande di frequenza più basse: ciò consentirà al settore delle telecomunicazioni di risparmiare fino a 1,6 miliardi di euro in costi di capitale per la fornitura di un’unica rete europea.
La direttiva aggiornata sarà presumibilmente firmata in settembre dai presidenti del Parlamento europeo e del Consiglio dei ministri e quindi sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
Contemporaneamente la Commissione adotterà una decisione che entrerà in vigore alla stessa data della direttiva e che stabilirà le norme tecniche necessarie per la coesistenza del sistema GSM (telefoni cellulari di seconda generazione) con il sistema UMTS (telefoni di terza generazione, o 3G, che aggiungono ai servizi telefonici normali l’Internet mobile ad alta velocità) sulle frequenze GSM, secondo quanto previsto dalla direttiva.
Le amministrazioni nazionali avranno allora sei mesi per recepire la direttiva e attuare la decisione in modo che le bande di frequenza dello spettro GSM siano pienamente disponibili per la 3G.
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Tag:commissione europea, direttiva GSM, telefonia mobile, UNIONE EUROPEA
Scritto Venerdì 24 Luglio 2009 da Lucia Cocozza
Con decisione del 22 luglio 2009, la Commissione europea ha autorizzato il secondo pacchetto di misure di incentivazione fiscale per il cinema proposte dal Governo italiano, ovvero i crediti d’imposta (“tax credit”) e la detassazione degli utili (“tax shelter”) relativi alle spese e gli investimenti nella realizzazione e distribuzione di opere cinematografiche culturali da parte delle imprese non appartenenti al settore cineaudiovisivo, delle imprese distributrici e delle imprese di esercizio.
Si tratta di un altro notevole successo, ottenuto dopo quello di dicembre scorso per i produttori, e al termine di un lungo e complesso negoziato con l’UE. L’autorizzazione dei crediti fiscali per le imprese esterne al mondo del cinema che decidano di investire in film di qualità costituisce un “tassello” fondamentale per il futuro del settore in Italia. Si aprono scenari importanti, data la vastità della platea degli interessati che potrebbero far confluire risorse per la produzione di film. Senza tacere degli incentivi permessi per i distributori cinematografici, che dovrebbero consentire anche una migliore circolazione delle opere di contenuto culturale.
“Al riguardo – ha dichiarato il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi - intendo ringraziare tutti coloro che hanno contribuito al risultato di oggi, in particolare il Ministro degli esteri Frattini che, con l’operato del suo Gabinetto e della Rappresentanza italiana a Bruxelles (in particolare, il nostro Rappresentante – l’Ambasciatore Nelli Feroci – il Cons. Celeste ed il dr. Petrangeli), ha fornito un sostegno fattivo e costante al “gruppo di lavoro” congiunto del MiBAC e del Ministero dell’economia per la vicenda “incentivi”.
“Voglio infine aggiungere – ha concluso il Ministro – opportune informazioni per quanto concerne un’ulteriore importante misura, attesa dal settore dell’esercizio cinematografico, ovvero gli incentivi fiscali per l’introduzione della tecnologia digitale nelle sale, il cd. “tax credit digitale”. Al riguardo, nella decisione del 22 luglio la Commissione UE ha ritenuto di non esprimersi – dato che, in materia, l’UE non ha ancora una policy e delle “linee guida” di comportamento definite – e proprio per questo di aprire, sull’input della proposta normativa italiana notificata, una “consultazione pubblica” con gli altri Paesi UE sull’importante problematica. Sono lieto di informare, d’intesa con le autorità UE, che questa consultazione pubblica avrà il suo momento focale in un apposito workshop europeo, che si terrà il 21 ottobre p.v. durante gli Stati generali del cinema, nell’ambito del IV Festival internazionale del film di Roma. Gli esiti di tale giornata di lavori, che vedrà la partecipazione di istituzioni e associazioni di settore nazionali e dell’UE, saranno molto importanti in vista di poter giungere ad una rapida implementazione concreta in Italia anche per questa specifica forma di aiuto. Peraltro per il “tax credit digitale”, in attesa di una definizione con l’UE della questione, sto percorrendo, mediante i miei Uffici, congiuntamente a quelli dell’Amministrazione finanziaria e delle Politiche comunitarie, un’altra possibile strada all’interno della nostra legislazione, ovvero l’applicazione delle disposizioni UE cd. “de minimis” e sugli aiuti temporanei, per giungere in tempi molto veloci all’entrata in vigore di un decreto, sia pur nell’ambito di soglie di sostegno limitate, che non richiede nulla osta autorizzativi da Bruxelles”.
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Tag:Bondi, cinema, cinema italiano, commissione europea, digitale, Fisco, incentivi, Italia, ministero dei Beni Culturali, ue
Scritto Giovedì 23 Luglio 2009 da Lucia Cocozza
L’Italia tra i grandi Paesi produttori (Germania, Francia e Spagna) è l’unico dove la Commissione Europea ha rilevato un aumento dei prezzi al consumo per latte e formaggi, secondo i dati a febbraio 2009.
E’ quanto ha affermato la Coldiretti nel commentare la comunicazione del Commissario Europeo Mariann Fischer Boel che prevede la proposta dell’istituzione di “un sistema di monitoraggio dei prezzi delle derrate alimentare al fine di accertare se non ci siano pratiche potenzialmente anticoncorrenziali nelle catena di distribuzione, in particolare del latte e dei prodotti lattiero caseari.
In Italia – sottolinea la Coldiretti, impegnata in una mobilitazione nazionale – il latte viene pagato in media agli allevatori italiani 0,31 euro al litro mentre sugli scaffali arriva a 1,35 con un ricarico del 350 per cento dalla stalla allo scaffale. Oggi il latte agli allevatori italiani viene pagato meno di venti anni fa con le speculazioni che sono favorite dalla mancanza di trasparenza sulla provenienza della materia prima. Nessuno vuole la fortezza Italia o Europa, ma i consumatori italiani e le imprese vogliono sapere dove e come è prodotto il latte che importiamo. Questo – conclude la Coldiretti – è un diritto sacrosanto di trasparenza e informazione che nessun regolamento comunitario può negare.
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Tag:alimenti, coldiretti, commissione europea, concorrenza, economia, monitoraggio, prezzi, ue
Scritto Mercoledì 8 Luglio 2009 da Lucia Cocozza
In appena un anno, e precisamente da febbraio 2007 a febbraio 2008, qualcosa come 78 milioni di cittadini europei hanno presentato reclamo formale contro un operatore comerciale, mentre ben 30 milioni si sono astenuti sebbene avessero tutte le carte in regola per farlo.
E’ questa la stima della Commissione europea nel rendere pubblica la falsariga di un metodo su scala UE per classificare e rendicontare i reclami dei consumatori. Si tratta di cifre molto pesanti, visto che – dice la Commissione – circa la metà di coloro che hanno presentato reclamo formale non era soddisfatta del modo in cui il reclamo è stato trattato.
Di coloro ancora insoddisfatti circa la metà (quasi 20 milioni di persone) ha contattato un’organizzazione di consumatori per ottenere aiuto. Da qui la necessità della Commissione di iniziare a mettere ordine e cercare di avere un quadro più preciso dei cittadini che si trovano ad avere problemi con le aziende di cui sono clienti.
Non solo. Da uno studio della Commissione è emerso che vi sono più di 700 associazioni di consumatori in Europa che raccolgono i reclami dei cittadini in Europa. Alcune hanno sistemi di rendicontazione avanzati e dettagliati. Ma ciascuna classifica i reclami in modo diverso. Ad esempio alcuni organismi usano categorie ricalcate sulle pagine gialle mentre altri si basano su capitoli della legislazione nazionale.
Di conseguenza questa fonte preziosa di informazioni rimane ampiamente inutilizzata. I raffronti sono spesso difficili anche a livello nazionale , per non parlare di quello europeo, anche se i beni e servizi offerti in tutta Europa sono simili e nonostante il fatto che un gran numero di essi siano ora oggetto di transazioni transfrontaliere.
La frammentazione dei dati rallenta la risposta dei decisori nazionali ed europei ai problemi incontrati dai consumatori su mercati specifici. Alla fine del processo di messa a punto del sistema di raccolta dati, la Commissione si augura che i principali beneficiare della novità saranno gli stessi cittadini alle prese con un reclamo per un bene o un servizio non adeguato a quanto presentato dalle aziende.
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Tag:2007, 2008, associazioni consumatori, cittadini, commissione europea, consumatori, reclami, UNIONE EUROPEA
Scritto Martedì 7 Luglio 2009 da Lucia Cocozza
Le ripercussioni di questi due anni di recessione economica si faranno sentire, e per lungo tempo. Già perchè la crisi economica sembra aver cancellato 20 anni di sforzi per rimettere in piedi le economie europee.
E’ questo quello che emerge da un documento della Commissione Europea, pubblicato in questi giorni sul sito della Dg Ecofin, che purtroppo dipinge un quadro piuttosto nero per le economie europee.
Nel documento viene altresì sottolineata la volontà espressa dalla Commissione di riportare le economie dei propri paesi membri su binari sostenibili, il che significa nuovi sacrifici al fine di evitare una nuova bolla dei debiti pubblici.
Inoltre la Commissione invita a non ripetere gli errori del passato, ad esempio a imboccare la via del protezionismo economico “o di qualsiasi misura che promuova gli interessi nazionali a spese del funzionamento del mercato unico”.
La situazione insomma mostra poco a poco le macerie di quello che è stato prima il nostro stile di vita, specie a danno delle fasce più deboli.
Non a caso il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, nel corso di una conferenza stampa sul G8 dell’Aquila, ha detto: “Non sappiamo ancora quando comincerà la ripresa, continueremo a muoverci nei prossimi mesi in territorio negativo ma dobbiamo cominciare a pensare a come uscirne, tenendo conto che non torneremo al potenziale di crescita che avevamo prima della recessione“. Appunto, niente sarà come prima.
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Tag:commissione europea, crisi economica, Dg Ecofin, economie europee, G8, José Manuel Barroso, UNIONE EUROPEA
Scritto Mercoledì 1 Luglio 2009 da Lucia Cocozza
Entra oggi in vigore l’abolizione degli standard minimi di qualità per la frutta e la verdura, stabilita dal Regolamento comunitario n.1221/2008. Lo rende noto la Coldiretti che sottolinea anche come aumenterà il rischio di trovare sui bachi frutta e verdura di scarsa qualità e a prezzi elevati.
L’associazione dei produttori agricoli spiega come a causa di questa norma si potrà subire facilmente una vera e propria invasione dei prodotti esteri, cosa che sta già avvenendo visto che le importazioni sono aumentate di circa il 22%.
Un vero danno per l’Italia, visto che il regolamento comunitario favorisce ampiamente le produzioni dove i controlli sono meno rigidi, colpendo invece duramente il nostro paese che è il principale produttore ortofrutticolo dell’Unione Europea con circa 24 milioni di tonnellate di frutta, ortaggi ed agrumi freschi, per un fatturato, compreso l’indotto, di 22,8 miliardi di euro.
In cosa consiste questo regolamento?
In pratica la Commissione Europea ha disposto l’abolizione degli standard minimi di qualità di 26 prodotti ortofrutticoli sui 36 esistenti. Vengono in pratica soppresse – sottolinea la Coldiretti – le regole sulla dimensione, il peso e la qualità di origine di alimenti come carciofi, melanzane, cavolfiori, cipolle, asparagi, piselli, ma anche nocciole in guscio, albicocche, meloni, prugne e cocomeri, che vengono assoggettati ad una generica definizione di merce sana, leale e mercantile, mentre nulla cambia per dieci prodotti ortofrutticoli ritenuti rappresentativi per il mercato. (mele, agrumi, pere, kiwi, insalate in genere, pesche e nettarine, fragole, peperoni, uva da tavola e pomodori).
I rischi secondo Coldiretti sono numerosi e riguardano, oltre la possibilità di acquistare prodotti scadenti, anche la diffusione di pratiche di concorrenza sleale da parte dei nuovi paesi dell’est a danno dei consumatori e delle imprese agricole nazionali e delle loro cooperative impegnate a garantire standard qualitativi da primato nella Unione Europea.
Coldiretti ha messo a punto anche un vademecum con una serie di consigli per difendersi. Ecco alcuni esempi:
- verificare sempre la presenza dell’etichetta di provenienza
- prediligere le varietà di stagione coltivate in serra o in pieno campo che presentano le migliori caratteristiche qualitative e il prezzo più conveniente
- preferire le produzioni e le varietà locali che non essendo soggette a lunghi tempi di trasporto garantiscono maggiore freschezza
- privilegiare gli acquisti diretti dagli agricoltori, nei mercati rionali e di Paese e nei punti vendita specializzati della grande distribuzione dove è possibile fare buoni affari ed è più facile individuare l’origine e la genuinità dei prodotti.
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