Avete presente la Volvo? La Ford l’ha venduta alla Cina (Geely)

16Il gruppo Ford (USA) ha diffuso la notizia di aver raggiunto un accordo con la Geely, casa cinese. Quali sono i termini? Il colosso USA ha ceduto ufficialmente il marchio Volvo ai nipponici.

La cessione, che sarà portata a termine entro il primo trimestre del 2010, è stata il risultato di una lunga ricerca da parte della Ford per un acquirente del marchio svedese. Dopo mesi di ricerca, il gruppo Ford ha scelto Geely, che pare abbia sborsato ben 2 miliardi di dollari per inglobare il brand.

Perchè la Ford ha fatto questa cessione? Mentre il mercato automobilistico in Cina cresce (tedici milioni di auto vendute nel 2009, crf.), il gruppo USA intende nel frattempo concentrarsi su tre marchi: Lincoln, Mercury e, ovviamente, Ford.

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Cina ecologica: “Trattiamo per una svolta verde”

16Forse non ce lo saremo aspettati, ma con i cambiamenti climatici che si stanno attualmente verificando a Copenhagen, è stata proprio la Cina a chiedere direttamente agli USA di Obama di aumentare i tagli alle emissioni inquinanti. Secondo i cinesi, infatti, solo in questo modo il summit riuscirà a raggiungere il suo obiettivo, ovvero una “svolta verde”.

In cambio per questo favore richiesto, la Cina offre la sua disponibilità nelle trattative relative all’argomento, che insieme agli USA detiene il 40% del totale dei gas serra, per cui la Cina diventa -per ovvi motivi- importante per tale trattativa.

Ad esempio, Pechino offre di tagliare le emissioni del 50% (non prima del 2050), se i Paesi ricchi taglieranno quelle dei gas serra, entro il 2020, di non meno del 25-40%.

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Petrolio:mercato in rialzo

consumo-benzina L’AIE, l’Agenzia internazionale per l’energia, ha rivisto le sue previsioni sulla domanda globale di petrolio che, negli ultimi mesi del 2009 e per tutto il 2010, dovrebbe salire a causa principalemtne del miglioramento delle condizioni economiche in Cina e negli USA.
Le stime hanno subito un rialzo di circa 500mila barili per entrambi gli anni, sebbene l’Aie metta in guardia nel suo bollettino mensile che la ripresa economica sarà piuttosto lenta.
L’aumento è legato soprattutto alla produzione delle raffinerie cinesi, mentre quello delle raffinerie Ocse resterà in calo, specie in Europa e in Giappone.
I paesi dell’Opec hanno deciso di mantenere invariati i livelli di produzione ai target attuali di 24,845 milioni di barili al giorno, esprimendo ottimismo sulle prospettive di ripresa del mercato del mercato del gregge. E’ la terza volta nel corso del 2009 che i membri dell’Opec confermano i livelli di produzione fissati lo scorso dicembre, a conferma di come gli attuali prezzi del greggio, attorno ai 70 dollari al barile, siano considerati un giusto equilibrio in questa fase della congiuntura.
Secondo varie stime, gli 11 paesi membri dell’Opec producono oggi circa il 6 o 7 per cento in più della quota prevista, pari a circa 1,3-1,4 milioni di barili. E’ una situazione che viene tenuta sotto stretta osservazione dai vertici dell’Opec e che potrebbe rivelarsi dannosa in caso di una nuova frenata dell’economia che possa far scendere nuovamente il livello dei consumi. Al momento tuttavia le prospettive sono incoraggianti, soprattutto considerando la ripresa accelerata dei paesi emergenti come Cina e India che ormai consumano circa il 60% del petrolio prodotto dall’Opec.

Commercio globale, contrazione del 10%

A trainare la faticosa uscita dalla recessione sono i Paesi Asiatici, ma la contrazione del commercio globale sarà comunque pari al 10% su base reale quest’anno, contro il meno 9% sino ad oggi previsto.
wto Ad affermarlo il WTO in una nota, confermando quanto affermato in precedenza dal direttore generale, Pascal Lamy, in un’intervista.
Secondo la WTO, la contrazione del commercio globale, che l’anno scorso ha messo a segno un aumento del 2% su base reale, sta rallentando. Per i paesi sviluppati il calo degli scambi commerciali dovrebbe essere del 14% su base reale e per i Paesi in via di Sviluppo del 7%.
Sempre nel 2008 l’export di beni a livello globale è cresciuto del 15% in termini nominali e quelli dei servizi dell’11%. La Germania si conferma prima potenza nell’export al mondo con un totale di 1.470 miliardi di dollari, poco al di sopra dei 1.430 miliardi della Cina.

Piano di rilancio cinese

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Pechino critica i consumatori americani perché spendono i soldi che non hanno, ma la verità è che i leader cinesi fanno lo stesso, semmai hanno l’accortezza di non toccare i loro bilanci.

Nel piano di stimolo dell’economia da 585 miliardi di dollari, il governo centrale ha contribuito per un quarto della somma stanziata, lasciando il resto alle banche, ai governi locali e al settore privato.

Il Tesoro Usa, invece, dovrebbe finanziare al 100% il piano di ripresa dell’economia da 787 miliardi di dollari, aumentando il suo debito con l’emissione di nuovi titoli di Stato.

Il governo centrale cinese potrà anche riuscire a trasferire il grosso del rischio e dei costi di finanziamento a banche e governi locali, ma se si accumula cattivo debito, questo si ritorcerà su Pechino.

Cina e Stati Uniti si finanziano in modi diversi. L’America usa il credito del governo per raccogliere denaro direttamente dal mercato. La Cina ricorre al finanziamento semi-governativo, così che i costi reali del piano siano impossibili da calcolare per gli investitori, anche se in ultima analisi ricadono su Pechino.

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Esportazioni in calo

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Brusco calo dell’export cinese a gennaio, colpito dalla crisi globale. Le esportazioni affondano del 17,5% annuale, dopo un calo del 2,8% a dicembre. Crollano anche le importazioni che calano del 43,1% annuale, a gennaio dopo il -21,3% di dicembre. la discesa a picco dell’import sa salire a gennaio il surplus commerciale a 39,1 miliardi di dollari, il secondo di sempre dopo i 40,1 miliardi di dollari di novembre. Il tonfo dell’export a gennaio e’ legato soprattutto alla crisi delle piccole e medie imprese. Finora infatti gli ordini dall’estero nel sud della Cina e in particolare nell’area di Guangdong, dove si concentrano un terzo delle esportazioni cinesi, sono calati poco, anche se la stretta creditizia ha costretto molte piccole imprese a chiudere. L’associazione delle piccole e medie imprese di Hong Kong, che raggruppa 60 mila aziende, fa sapere che solo il 5% delle imprese sono in pericolo. “Ci aspettiamo un calo degli ordini – spiega Danny Lau, presidente dell’associazione – La situazione si sta facendo molto difficile, i margini di profitto potrebbero restringersi dal 10% al 5-8%”. La crisi sta quindi mettendo in difficolta’ soprattutto le piccole e medie imprese, mentre i grandi gruppi, nonostante il rinvio di molti ordini dall’estero, reggono. A fronte di un raffreddamento degli ordini dall’estero i costi di produzione sono calati, grazie all’abbassamento del prezzo delle materie prime e del costo del lavoro. Le imprese infatti possono contare su abbondanti flussi migratori e dunque su un ampio serbatoio di manodopera a basso prezzo. Si stima che le imprese del Guangdong taglieranno circa del 20% la loro forza lavoro nei prossimi due mesi e che 2,6 milioni di lavoratori emigranti resteranno senza lavoro.

Attenti alla Befana!

giocattoli.jpgTempo di vacanze natalizie, tempo di regali, soprattutto per i più piccoli.
Con l’Epifania che si avvicina, la corsa all’acquisto di doni per i bambini continua, ma con la dovuta attenzione.
Già perchè è scattato ancora una volta l’allarme contraffazione “made in China” che sta tenendo molto impegnati i Nas e la Finanza. Sono, infatti, all’ordine del giorno sequestri di centinaia di migliaia di prodotti destinati proprio ai bambini.
Gli ultimi due maxi-sequestri gli agenti li hanno eseguiti ad Udine, presso due grossisti cinesi che rifornivano i negozi di connazionali sparsi in tutto il Friuli Venezia Giulia e le Regioni limitrofe.
Molta della merce sequestrata era priva delle certificazioni UE e quindi considerata dannosa per la salute. Occhiali non dotati delle certificazioni previste per i dispositivi medici, confezioni di profumi senza indicazioni sulla composizione e oltre 360 mila giocattoli riportanti bollini CE contraffatti e destinati al mercato nazionale. Quella di Udine è stata una delle operazioni più importanti compiuta negli ultimi tempi dalla Guardia di Finanza che va ad aggiungere a quanto già fatto nelle settimane passate dalle Fiamme Gialle di Padova, che aveva intensificato i controlli anti-contraffazione proprio in vista delle festività natalizie. Il valore dell’ingrosso sequestrato si aggira intorno ai 1.500.000 euro, una somma consistente e che dimostra come i controlli siano stati quest’anno molto più serrati così da assicurare un Natale più sicuro.

Natale, l’imperativo?La sicurezza

regalo.jpg Natale tempo di vacanze, di grasse mangiate e ovviamente di regali.
Ma bisogna stare molto attenti a quello che si mette sotto l’albero.
Già perchè è di pochi giorni fa la notizia che la Guardia di Finanza ha sequestrato oltre 8.300 giocattoli di provenienza cinese, considerati irregolari e quindi pericolosi per l’incolumità dei bambini. Ancor più grandi le dimensioni del sequestro a Bologna, dove tre cinesi ed un italiano sono stati arrestati per aver messo in cirolazione circa 32.790 giocattoli privi del marchio CE o dotati di un marchio contraffatto o irregolare.
A tal proposito, infatti, le norme italiane ed europee sono molto chiare e prevedono che tutti i prodotti, provenienti da paesi esterni all’Unione, debbono obbligatoriamente riportare il marchio CE ed essere accompagnati da istruzioni nella lingua del paese in cui vengono commercializzati.
Tutte le merci prive di questa certificazione vengono considerati non idonei a garantire la qualità delle materie prime, anche nel caso in cui risultino innacui.
L’imputazione, per tutti coloro che contravvengono a queste norme, è di frode in commercio e di violazione alla normativa sulla sicurezza dei prodotti.
Insomma, quando scegliete il regalo per i vostri figli tenete gli occhi ben aperti e controllate che tutto ciò che acquistate sia accompagnato dal marchio CE, da non confondere con quello, molto simile, di “China Export”.