Soldi: consigli pratici di Altroconsumo

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Ecco i consigli di Altroconsumo in base a fasce di risparmi:

BoT e Pronto Conto Termine: per chi ha > 50.000 Euro. I primi sono dei titoli con sacadenza, solitamente, entro i 12 mesi successivi all’acquisto. Gli altri, al contrario, bloccano i soldi per 1, 2, 3 mesi la cui soglia minima per l’investimento è 50mila Euro, si acquistano i titoli ad un dato prezzo anche direttamente dalla banca.

Titoli di Stato: per chi ha tra i 10.000 ed i 50.000 Euro. Con un limite di 3, 6 o 12 mesi, i Titoli di Stato sono investimenti “dalla breve vita” che tuttavia danno al risparmiatore la tranquillità di non rischiare ed anche buoni rendimenti. La loro accensione necessita una spesa totale di 44.20 Euro (20 Euro all’anno + 34,20 Euro per l’imposta di bollo) per aprire un conto deposito titoli.

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Giulio Tremonti: “Bot? Minimi storici…”

16Il dato preoccupante arriva da Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia. Tuttavia, il Ministro si dichiara anche abbastanza soddisfatto per il 2010, in cui il debito italiano non sarà considerato troppo negativamente alla luce del confronto con i concorrenti francesi e tedeschi.

E Garbi, da Commerzbank, approva l’andamento cauto che Tremonti vuole adottare per questo nuovo anno. Il quale sostiene che i problemi economici che accomunano i Paesi Europei vengono evidentemente risolti con soluzioni specifiche e diversificate da zona a zona.

E da Intesa SanPaolo dicono: «In Italia la gestione del del debito pubblico è stata buona e riconosciuta dal mercato. Anche il nostro paese dovrà ridurre le emissioni sul breve, seppure meno della Germania».

[Image via Finanzalive]

Rendimenti ai minimi

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Nuovi minimi da almeno il 1980 per i rendimenti dei Bot a 3 e a 12 mesi, secondo i risultati diffusi da Bankitalia delle aste tenutesi sul Bot 15 giugno 2009 e su quello 15 marzo 2010.

Nel caso del Bot a 3 mesi il rendimento lordo è stato dell’1,079% mentre nel caso di quello a 12 mesi è stato dell’1,315%

L’UE mette in allarme Tremonti

GiulioTremontiAncora grattacapi per il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che oggi si è visto piovere addosso le cifre, non proprio incoraggianti, di Bruxelles.
Il ministro, quindi, ha potuto bearsi per poco delle parole incoraggianti che gli erano venute dal commissario europeo Almunia che aveva parlato di “un adeguato mix di stimolo e prudenza” a proposito delle misure anti-crisi prese dall’Italia.
Oggi, però, le previsioni dell’UE non hanno fatto altro che confermare quanto già detto dalla Banca d’Italia a proposito di una contrazione del Pil pari al 2% e di un deficit che salirà al 4%.
Ad allarmare è, infatti, soprattutto l’innalzarsi del debito pubblico, vera e propria spina nel fianco dell’Italia, che incrementandosi di ben 4 punti percentuali toccherà nel 2009 la soglia del 110% del Pil.
Questo incremento avrà un doppio effetto, uno sulla finanza e l’altro sull’economia reale.
Per quanto concerne il primo punto l’allargarsi del debito potrebbe spingere ad una forte emissione di Bot e Btp i quali, tuttavia, non potrebbero reggere alla concorrenza di altri emittenti europei, soprattutto la Germania, che garantiscono un tasso di fiducia nettamente più alto.
Per quanto riguarda invece il secondo punto, ovvero l’economia reale, l’allarme è ancora più rosso, soprattutto a causa dell’elaborazione e della messa in atto di misure che possano concretamente aiutare i cittadini.
Così nel giorno in cui il famoso decreto anti-crisi ottiene la fiducia della Camera e vola al Senato, il Tesoro si trova a dover fronteggiare l’allarme di una economia in forte recessione.
Che cosa farà Tremonti?
Stando ad alcune indiscrezioni si sussurra che il ministro, non potendo mettere le mani sui conti pubblici, potrebbe giocarsi la carta dei fondi strutturali europei, della Cassa depositi e prestiti e quella del cosiddetto “tesoretto dei poveri”. Dai fondi europei e dal Fas il Governo conta di poter recuperare circa 8 miliardi della cifra destinata agli ammortizzatori sociali, sebbene molti sottolineano come sarà complicato trovare un accordo con le Regioni che di questi fondi hanno la disponibilità immediata.
La Cassa depositi e prestiti dovrebbe, invece, essere trasformata in una sorta di “polmone” per gli investimenti nelle infrastrutture o si potrebbe accentuare il suo “volto” di banca ed essere così utilizzata per anticipare i pagamenti arretrati delle imprese alla PA.
L’ultima asso di Tremonti dovrebbe, infine, essere rappresentato dalla combiinazione di quattro diverse misure.
Le prime due dovrebbero riguardare il potere d’acquisto dei pensionati e dei lavoratori dipendenti. I primi, dal primo gennaio, vedranno infatti una rivalutazione degli assegni indicizzati all’elevata inflazione del 2008, mentre oggi l’inflazione è in calo, mentre i secondi sperimenteranno l’abolizione dell’anticipo in busta paga delle addizionali locali Irpef.
A queste misure si aggiuge il fatto che il bonus famiglia, tipo social card, non viene assegnato automaticamente ma è a richiesta. Infatti se il proprio datore di lavoro non ha capienza fiscale sufficiente, chi vuole la social card dovrà farne richiesta all’Agenzia delle Entrate. Ma questo in pochi lo sanno, il che consentirà al Governo di spendere molto di meno rispetto a quanto stanziato, il che permetterà di accumulare un vero e proprio tesoro finanziato dai più poveri.

Segnali negativi anche dalle aste

banca_centrale_e_borsaborsa.jpgAncora grave la crisi che sta affliggendo anche il settore delle aste, sul quale, quindi, gravano non poche incognite. Nonostante, infatti, la conclusione nella giornata di ieri di buon affari dello Stato con i creditori di brve periodo, grazie soprattutto alla buona tenuta della domanda dei Bot e allo scivolamento verso l’1,659% dei rendimenti.
Ma l’invito alla cautela è d’obbligo.
Per alcuni, di fatti, la domanda di Buoni ordinari del tesoro, pari a 2/3 dell’offerta, è stata la naturale conseguenza del rifinanziamento delle esposizioni da parte degli operatori, sebbene altri sottolineano la maggior sicurezza del mercato dei titoli di Stato rispetto a quello azionario.
In ogni caso le variabili per sostenere una recessione mondiale ci sono e con il tempo sembrano aggravarsi.
Per averne conferma basta dare uno sguardo alla produzione industriale dei diversi paesi europei che continua a precipitare, alla perdita negli Stati Uniti di circa un milione di posti di lavoro in appena due mesi, o ancora, al rallentamento dell’economia tedesca, da sempre la locomotiva d’Europa.
Molto scettico anche Trichet che pronostica una ripresa solo nel 2010, sempre che le cose vadano come si spera.
Sorte migliore non tocca all’Italia, dove lo scorso ottobre il debito pubblico ha toccato quota 1.671 miliardi di euro, con la contrazione dell’avanzo primario trimestrale del Pil passato dal 4,4% al 4,3%.
Il fatto che l’industria tedesca sia in affatto, non aiuta la situazione del nostro paese, visto soprattutto il forte legame che si ha con quel paese e l’importanza che il mercato tedesco ha sempre rappresentato per le industrie nostrane.
Tra le diverse ricette anticrisi la più gettonata di tutte è senza dubbio quella di un finanziamento pubblico dell’economia attraverso politiche fiscali adeguate e con nuovi piani di spesa, miranti a finanziare le infrastrutture.
Proprio su questo punto è esploso recentemente un forte dibattito, visto che da più parti si è teso a sottolineare come al nostro paese servano nuove infrastrutture, sebbene questo obiettivo sia difficile da conciliare con il nostro debito pubblico sempre più elevato.
In ogni modo i mercati finanziari non sembrano nutrire troppe speranze nei confronti dell’Italia, soprattutto per quanto si sta verificando in Germania.
Già perchè se si considera il fatto che gran parte del nostro debito pubblico è nelle mani di investitori stranieri e che i nostri politici non sono sino ad ora stati capaci di inviare dei segnali di fiducia o di ripresa, lo scetticismo estero è più che comprensibile.
Un’ancora di salvezza dovrebbe venire anche per il nostro paese dal taglio dei tassi di interesse deciso dalla Bce, che dovrebbe comportare un ulteriore abbassamento del costo del denaro nell’area UE. Una bella occasione, quindi, sarà bene approfittarne.