Sun Microsystems vola

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Il titolo Sun Microsystems vola sulle indiscrezioni riguardanti un’offerta da 10-11 dollari per azione che verrà presentata da International Business Machine.

Il Wall Street Journal, che aveva anticipato la trattativa, ha riportato il prezzo che Ibm sarebbe disposta a pagare. Il titolo Sun balza di oltre il 75%, mantenendosi attorno a 8,70 dollari, dopo aver segnato un massimo di 9,27 dollari, un livello, dunque, inferiore a quanto “big blue” sarebbe pronta a sborsare, ovvero oltre 6,5 miliardi di dollari.

Ibm perde il 2,5% circa, attorno a 90,5 dollari.

L’acquisizione di Sun consentirebbe a Ibm di rafforzare la posizione nel mercato dei server.

Gli analisti sottolineano che la mossa rientrerebbe nel processo di consolidamento, che vede Hewlett-Packard, Cisco Systems e Dell rivaleggiare con Ibm nel mercato dei data center aziendali e dei servizi connessi. Sun era indicata come un target potenziale per tutti i protagonisti del comparto.

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Chiusura ai massimi

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L’indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha chiuso la sessione odierna ai massimi da cinque settimane, grazie al balzo del settore bancario, sebbene gli investitori abbiano preferito portare a case i profitti su alcuni titoli.

La Banca del Giappone ha aumentato i propri acquisti di bond governativi del 29%, mantenendo i tassi di interesse di poco sopra lo zero, in un periodo di crisi finanziaria globale che sta causando in Giappone la più lunga recessione del secondo dopoguerra.

Il Nikkei è salito dello 0,3% a 7.972,17 punti, la chiusura più elevata dal 6 febbraio, mentre il Topix è salito dello 0,5% a 764,67.

Topix ai minimi

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Chiusura in deciso calo alla borsa di Tokyo, appesantita dai progressi dello yen contro dollaro che penalizza i titoli delle società esportatrici come Sony Corp.

Vendite anche sui bancari che fanno scendere l’indice Topix ai minimi di chiusura degli ultimi 25 anni.

NipponKoa Insurance, la quinta compagnia nel ramo danni precipita dopo che il quotidiano finanziario ‘Nikkei’ ha parlato di una fusione con la terza società del comparto Sompo Japan. Una fonte industriale ha confermato l’esistenza di un piano finalizzato alla fusione.

L’indice benchmark Nikkei ha chiuso con un calo del 2,4% a 7.198,25 PUNTI, mentre il più ampio paniere Topix scivola del 3% a 700,93 punti, il livello più basso dal dicembre del 1983.

Mercati in ripresa

me_7131Chiude bene la Borsa di Tokyo con un rialzo del 4.55% sulla scia della bella prestazione di Wall Street. L’indice Nikkei, infatti, si è portato a quaota 7.376,12 punti, 321,14 in più della chiusura di martedì. Molto bene anche le altre piazze asiatiche: Hong Kong ha segnato in apertura +4,40%.
Il mercato giapponese riesce quindi a superare la fase negativa degli ultimi tre giorni che aveva ribassato molto il Nikkei, facendogli toccare delle quote che non si registravano da 26 anni. A risollevare le sorti del mercato asiatico, e non solo, la notizia di una possibile ripresa del sistema economico americano, in particolare la bella ripresa di Citigroup.
“L’ottimismo su Citigroup - ha commentato Yumi Nishimura, di Daiwa Securities - ha contribuito a migliorare la percezione sulle prospettive del sistema finanziario. I timori di ulteriori svalutazioni o richieste di nuovi aiuti sembrano alleggeriti”. Positivi gran parte dei 33 settori azionari del Tokyo Stock Exchange: in evidenza i titoli bancari, finanziari e assicurativi.
Buone le prestazioni anche in America Latina, dove la Borsa ha chiuso in forte recupero e l’indice Merval ha guadagnato il 5,41%. Molto bene anche il mercato azionario brasiliano, con l’indice Ibovespa che ha chiuso a +5,59%.
Nel frattempo il prezzo del petrolio si mantiene stabile, essendo contrattato a 45,73 dollari a barile, con un rialzo di appena 0,02 dollari sulle quotazioni di martedì sera a New York, dove aveva perso 1,36 dollari scendendo a 45,71 dollari a barile.

Borsa di milano

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Appesantita dalla persistente pressione dei titoli bancari, Piazza Affari aumenta le perdite, con il peggior segno negativo tra le principali borse europee.

Non riesce a frenare il calo del listino il gran recupero di Eni. Bene Impregilo che ieri ha chiuso la seduta annullando i guadagni della giornata.

“Astraendosi dall’argomento banche di cui non si sa più cosa dire possiamo almeno confortarci dai rialzi di alcuni grossi titoli non legati al settore bancario”, commenta un’operatrice.

“E’ un mercato di fine settimana e con la debacle di ieri c’è poco da dire. Ci sono solamente delle ricoperture per chiudere l’ottava”, fa eco un trader

I timori sul fronte economico continuano a prevalere e a poco è servito il taglio dei tassi da parte di Bce e Bank of England a livelli più bassi della loro storia.

Qualche nuova indicazione potrebbe arrivare sui dati Usa, in particolare quelli relativi al mercato del lavoro, che saranno diffusi nel pomeriggio.

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Cambio ai vertici di UBS

ubsCambio ai vertici di Ubs. L’attuale presidente, Peter Kurer, ha infatti deciso di non ricandidarsi alle prossime elezioni per il gruppo che si terranno il 15 aprile. Al suo posto si fa strada la candidatura di Kaspar Villiger, ex presidente della confederazione elvetica, nonchè membro del governo svizzero dal 1989 al 2003.
Dopo l’abbandono del direttore generale di Ubs, Marcel Rohener, l’attuale presidente ha creduto fosse giunto il momento di completare la transizione e di avviare un nuovo corso. All’annuncio del mancato rinnovo della candidatura, la borsa di Zurigo e il titolo di Ubs hanno aperto in nettorialzo, guadagnando circa il 2,7%
Villiger, quindi, al posto di Kurer il quale ha occupato la carica per appena un anno, un anno, inoltre, abbastanza travagliato con perdite per il gruppo bancario svizzero e l’avvio di una maxi-inchiesta per evasione fiscale.
Il nuovo presidente completerà quindi il rinnovamento aziendale, dopo la nomina della scorsa settimana di Oswald Gruebel come nuovo amministratore delegato.

Andamento delle borse

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Le borse europee ancora una volta, dopo ieri, chiudono in forte calo intorno al 3%, sulla scia di Wall Street. A Milano il Mibtel perde il 3,36% a 13.614 punti.
L’indice Ftse 100 di Londra cede il 2,43% a 4.034,13 punti. Il Dax di Francoforte arretra del 3,44% a 4.216,60 punti e il Cac 40 di Parigi scende del 2,94% a 2.875,23 punti. A New York il Dow Jones e’ in ribasso del 3,33% e il Nasdaq del 3,71%. I mercati pensano che i piani Usa di sostegno all’economia e al sistema finanziario non siano sufficienti a far fronte alla situazione. Intanto il titolo di Gm crolla del 6,4%, mentre la stessa Gm e Chrysler devono presentare oggi i rispettivi piani di ristrutturazione al Tesoro. In Europa male bancari e auto.
Fiat scende del 6,69%.

TFR è vantaggioso?

tfr2Si è chiuso pittosto male il 2008 per il settore della previdenza integrativa che ha fatto registrare delle perdite tra il 6 e il 25%, mentre il TFR si è rivalutato di circa il 2,7%.
Delusi quindi quelli che hanno destinato il TFR ai fondi pensioni alternativi?
Osservando i dati da una prospettiva di lungo periodo si scopre infatti che i fondi, nonostante i cali, avranno sempre la meglio sul TFR. Prendendo ad esempio un lavoratore che nella peggiore delle ipotesi avesse investito la propria liquidazione in una linea azionaria, avrebbe ottenuto un utile di circa il 20%, mentre il TFR si sarebbe svalutato dell’8%. Investendo in obbligazioni, invece, il guadagno sarebbe stato di circa il 37%, con un portafoglio bilanciato del 29%.
Ragionando, invece, sul medio periodo la previdenza alternativa avrebbe consentito di realizzare una performance che varierebbe dal 24 al 38%, mentre il TFR avrebbe perso circa l’11%. “Le elaborazioni mostrano cosa sarebbe successo da un lato a chi avesse mantenuto il Tfr in azienda — spiega Sergio Sorgi, vicepresidente di Progetica — e dall’altro a chi fosse stato iscritto a un fondo aperto per 1, 5, 10, 15 o 20 anni. E’ stato considerato uno scenario di lungo periodo, trent’anni, anche se i fondi allora non erano operativi. Sono stati applicati i costi medi e l’inflazione effettiva nel periodo e il Fisco”.
Gli scenari considerati sono quindi tre: il minimo, il massimo e i valori intermedi e in tutti si è constatato che affidandosi alla previdenza alternativa si sarebbe più al sicuro, mentre il TFR non avrebbe in nessun caso consentito di mantenere il potere d’acquisto.
Nei calcoli fondamentale è la variabile fiscale e il fatto che il confronto riguarda esclusivamente il solo TFR senza ipotizzare un contributo volontario, e quindi non considera la deducibilità sui versamenti: in questo caso il risultato sarebbe stato ancor più favorevole ai fondi.

Gran Bretagna, recessione storica

cabina_telefonica_inglese_artUna situazione così negativa non si viveva dal 1991. Ormai è ufficiale la Gran Bretagna è in recessione con un Pil che nell’ultimo trimestre ha fatto registrate una contrazzione dell’1,5%, stabilendo un calo che nel paese non si vedeva dal 1980.
Il calo ha ovviamente avuto delle ripercussioni anche sulla borsa che in pochi minuti ha perso ben l’1,39%,mentre la sterlina ha toccato il suo minimo storico rispetto al dollaro, fermandosi a 1,361. Il 2009 per gli inglesi si preannuncia, quindi, abbastanza duro con gli esperti che preannunciano una contrazione del Pil tra il 2 e il 3%, il dato più nero dalla Seconda Guerra Mondiale.
Un situazione difficile dalla quale il paese uscirà probabilmente solo nel 2010.
Nel frattempo su tutti i quotidiani britannici tuonano titoli inquietanti. Il Times titolava oggi”E’ ufficiale: la Gran Bretagna è in recessione”, mentre per il Financial Times è la “peggior performance annuale dal 1992″.
La crisi viene ben testimoniata anche dalla grave situazione nella quale si trova una delle imprese storiche del paese, la Bentley, che annovera tra i suoi clienti addirittura la Regina Elisabetta.La casa automobilistica, controllata dal gruppo tedesco Volkswagen, ha, infatti, annunciato che la produzione dovrà essere sospesa per ben 7 settimane, da marzo a maggio, a causa del precipitare della domanda.
Nel frattempo le istituzioni cercano di correre ai ripari. Il premier inglese, Gordon Brown, appena venuto a conoscenza dei dati relativi al Pil ha cercato di rassicurare i cittadini che userà “ogni arma a sua disposizione” per combattere la crisi economica e per risollevare le sorti del paese.

Borse, altro venerdì nero

Gindici di borsaiornata nera per tutte le borse europee che oggi hanno fatto registrare un netto ampliamento dei propri ribassi, con l’indice Dj Stoxx 600, quello che calcola l’andamento dei principali titolo europei, sceso del 1,82%. Le perdite più consistenti si sono registrate a Parigi, Francoforte, Milano e Madrid mentre Londra è riuscita a contenere il ribasso nonostante i dati economici continuino ad essere piuttosto preoccupanti.
Negativa Piazza Affari con il Mibtel che cala a 13.586 punti e l’S&P/Mib che tocca il suo minimo storico. Male anche Fiat che scende a quota 3,3475 euro, registrando un -11% a causa della revisione al ribasso operata sui titoli del Lingotto da ING e JP Morgan.
Cattive le prestazioni anche di Tiscali che in mattinata è stato sospeso per eccesso di ribasso e che ha fatto segnare un minimo di 0,343 euro. In attesa delle prestazioni del piano industriale il titolo aveva già sofferto nei giorni scorsi a causa della prospettiva di 250 esuberi per contenere i costi.
Attesa rimane anche per le sorti della cessazione degli asset britannici dell’Isp sardo. Le vendite dovrebbero riguardare anche Fastweb e Fondiaria-Sai che, insieme agli altri titoli assicurativi, conquista la maglia nera della giornata a causa della debacle di Swiss Re.
Brutta anche la performance di Seat Pagine Gialle (-8%) e dell’Espresso (-7,4%) sul “sell” di Ubs. Unicredit (-2,7%) è scivolata anche sotto quota 1,2 euro, toccando un minimo storico a 1,193.