La BCE taglia i tassi d’interesse

bce01gLa BCE taglia ancora i tassi di interessi che si attestano oggi sull’1,25%. La riduzione è stata di circa un quanrto di punto, sui depositi dallo 0,5% allo 0,25% e dal 2,5% al 2,25% per quello marginale. Il taglio, deciso giovedì, porta il costo del denaro ad un nuovo minimo storico, vero e proprio record da quando la BCE gestisce la politica monetaria.
La decisione delude però il mercato che sperava in un taglio di mezzo punto, con la conseguenza di un rallentamento delle principali borse europee.
La decisione ha sorpreso anche il mercato dei cambi, dove l’euro è schizzato a quota 1,3419 dollari.
“A metà anno i tassi dovrebbero risalire” ha dichiarato il presidente della Bce Jean-Claude Trichet che però non ha escluso che fino ad allora possano ulteriormente scendere, aggiungendo che “l’economia dell’Eurozona si è indebolita ulteriormente nei primi mesi dell’anno e ci aspettiamo che rimanga debole per tutto il 2009 con segnali di miglioramento graduale nel 2010″.
Per il momento la pressione dell’inflazione è in diminuzione e tutti gli indicatori fanno presagire che resterà al di sotto del 2%.
Trichet ha poi aggiunto “Non abbiamo modificato la nostra posizione in materia di deflazione. Non vediamo materializzarsi per ora i rischi di deflazione. Certo molto dipenderà anche dai prezzi del greggio”.
Rinviate a maggio le ulteriori decisioni della BCE in relazione ad altri provvedimenti che si spingano oltre la leva dei tassi.

Futuro nero secondo la BCE

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Secondo il rapporto mensile della BCE le spinte protezionistiche tendono ad ampliarsi, minacciando fortemente il sostegno alla globalizzazione, che si sta indebolendo molto in parecchie regioni del mondo.
L’Eurotower non sembra tuttavia sorpresa
di questo risultato, visto che, in un momento difficile e di grande crisi economica come questo, il protezionismo sembra essere la risposta più “scontata” da mettere in atto. Per la BCE è tuttavia necessario “arginare le richieste di misure di questo tipo perché la Storia insegna che «’impatto del protezionismo sulla crescita e sul benessere delle persone è sostanzialmente negativo”.
Altro punto sul quale si sofferma la BCE è quello dei conti pubblici, alla luce del forte aumento del deficit di bilancio avutosi in tutti i paesi dell’area euro, sottolineando come l’indebolimento economico rischi di minare il gettito fiscale. A tal proposito la BCE si riferisce ai dati diffusi dalla Commissione Europea i quali prevedono che il disavanzo di bilancio medio che nel 2008 è stato di circa l’1,7% del Pil , salirà nel 2009 a ben il 4%, con ben 7 paesi dell’area euro che supereranno, quindi, la soglia del 3%. Previsoni al ribasso anche sull’inflazione. Ad indicarlo è la “Survey of Professional Forecasters“, l’indagine che raccoglie le previsioni degli esperti delle diverse aree euro, mentre negativi sembrano essere anche i dati sulla disoccupazione che nel 2009 si attesterà intorno all’8,7%, con un picco del 10% nell’anno successivo. La Bce mette in rilievo come “non hanno precedenti le revisioni al ribasso che gli intervistati hanno assegnato alle aspettative di crescita per il 2009: si aspettano ora che l’attività economica dell’area si contragga dell’1,7 per cento”.
Previsto per il 2009 e per il 2010 anche un netto caro-vita che si attesterà in media intorno all’1,6%, che non fa quindi ben sperare. A consolare solo il fatto che questi dati si basano su previsioni di esperti e che non costituiscono ancora ilparere ufficiale della BCE.

L’Euribon scende e i mutui cambiano faccia

unioneeuropea.jpg Leggero calo per l’Euribon, il tasso che le banche utilizzano per regolare le proprie politiche sui mutui ipotecari, che oggi si è attestato su 2,51%, ovvero il livello più basso dal gennaio 2006.
Come si regoleranno le banche?
Al momento l’intero settore è in fermento e qualche novità comincia a profilarsi all’orizzonte.
La Ing Direct ha, ad esempio, deciso di lanciare un nuovo mutuo a tasso variabile ancorato direttamente alla Banca Centrale Europea e non all’Euribon che sino ad ora era stato il parametro per i mutui variabili.
Seguendo la scia del gruppo olandese anche altri istituti hanno pensato di lanciare delle offerte analoghe. Bipiemme ha abbracciato la via degli “Euromutuo” ed ha deciso di implementare quanto già fatto lo scorso novembre. Con l’approvazione del decreto anti-crisi, infatti, il Governo aveva imposto alle banche di offrire ai propri clienti la possibilità di scegliere un mutuo a tasso variabile agganciato direttamente al tasso della Banca Centrale Europea, e la Bipiemme aveva subito risposto all’invito offrendo questa opzione.
Visti i precedenti c’è quindi da aspettarsi che altri istituti di credito faranno lo stesso, offrendo prestiti ancorati al costo del denaro.
Ma che cosa cambia con queste misure?
Dalle prime analisi emerge che lo spread, ovvero il margine di rincaro, applicato ai mutui ancorati al tasso Bce è più elevato rispetto a quello legato all’Euribon, risultando quindi più cari rispetto a quelli indicizzati all’Euribon.
Ad esempio i “mutui Bce” della Ing, rispetto a quelli Euribon, risultano più cari di 0,25 punti percentuali, mentre Unicredit applica un rincaro di 0,5 punti, Bipiemme un rialzo tra lo 0,3 e lo 0,7 punti percentuali o ancora il “mutuo Ambra” di Banca Sella costa 0,65 punti percentuali in più se legato al tasso Bce.
In controtendenza solo il Banco Popolare che per entrambi i prodotti applica uno spread del 2%.
Ma da cosa dipende il costo maggiore dello spread dei mutui Bce rispetto a quelli Euribon?
La spiegazione si rintraccerebbe nel fatto che il mutuo Bce incorpora una sorta di assicurazione, in virtù del fatto che il tasso Bce è più stabile rispetto agli indici Euribon, che sono molto sensibili alle variazioni del mercato, e quindi molto più esposti a oscillazioni anomale.
Come si fa allora a scegliere?
Ad oggi i mutui Euribon sono meno cari anche grazie al ribasso dell’indice, ma va comunque sempre tenuto presente che le variazioni degli indici Euribon possono essere repentine ed inaspettate, scatenando in ogni momento una situazione analoga a quanto è avvenuto lo scorso anno a causa dei mutui subprime.
L’unica raccomandazione possibile è quindi di stare sempre con gli occhi aperti!

Segnali negativi anche dalle aste

banca_centrale_e_borsaborsa.jpgAncora grave la crisi che sta affliggendo anche il settore delle aste, sul quale, quindi, gravano non poche incognite. Nonostante, infatti, la conclusione nella giornata di ieri di buon affari dello Stato con i creditori di brve periodo, grazie soprattutto alla buona tenuta della domanda dei Bot e allo scivolamento verso l’1,659% dei rendimenti.
Ma l’invito alla cautela è d’obbligo.
Per alcuni, di fatti, la domanda di Buoni ordinari del tesoro, pari a 2/3 dell’offerta, è stata la naturale conseguenza del rifinanziamento delle esposizioni da parte degli operatori, sebbene altri sottolineano la maggior sicurezza del mercato dei titoli di Stato rispetto a quello azionario.
In ogni caso le variabili per sostenere una recessione mondiale ci sono e con il tempo sembrano aggravarsi.
Per averne conferma basta dare uno sguardo alla produzione industriale dei diversi paesi europei che continua a precipitare, alla perdita negli Stati Uniti di circa un milione di posti di lavoro in appena due mesi, o ancora, al rallentamento dell’economia tedesca, da sempre la locomotiva d’Europa.
Molto scettico anche Trichet che pronostica una ripresa solo nel 2010, sempre che le cose vadano come si spera.
Sorte migliore non tocca all’Italia, dove lo scorso ottobre il debito pubblico ha toccato quota 1.671 miliardi di euro, con la contrazione dell’avanzo primario trimestrale del Pil passato dal 4,4% al 4,3%.
Il fatto che l’industria tedesca sia in affatto, non aiuta la situazione del nostro paese, visto soprattutto il forte legame che si ha con quel paese e l’importanza che il mercato tedesco ha sempre rappresentato per le industrie nostrane.
Tra le diverse ricette anticrisi la più gettonata di tutte è senza dubbio quella di un finanziamento pubblico dell’economia attraverso politiche fiscali adeguate e con nuovi piani di spesa, miranti a finanziare le infrastrutture.
Proprio su questo punto è esploso recentemente un forte dibattito, visto che da più parti si è teso a sottolineare come al nostro paese servano nuove infrastrutture, sebbene questo obiettivo sia difficile da conciliare con il nostro debito pubblico sempre più elevato.
In ogni modo i mercati finanziari non sembrano nutrire troppe speranze nei confronti dell’Italia, soprattutto per quanto si sta verificando in Germania.
Già perchè se si considera il fatto che gran parte del nostro debito pubblico è nelle mani di investitori stranieri e che i nostri politici non sono sino ad ora stati capaci di inviare dei segnali di fiducia o di ripresa, lo scetticismo estero è più che comprensibile.
Un’ancora di salvezza dovrebbe venire anche per il nostro paese dal taglio dei tassi di interesse deciso dalla Bce, che dovrebbe comportare un ulteriore abbassamento del costo del denaro nell’area UE. Una bella occasione, quindi, sarà bene approfittarne.

Crisi economica e coesione europea

bce.jpg La crisi economica che si sta affrontando a livello mondiale ha indotto molti a pensare che sia giunto il tempo di ripensare le regole di funzionamento del sistema stesso.
Questo è stato l’oggetto della discussione del Forum europeo, organizzato dall’Ansa, al quale hanno partecipato tutti i membri del Comitato Esecutivo della BCE.
Il membro italiano, Lorenzo Bini Smaghi, ha infati insistito sulla necessità per il futuro di pensare ai cambiamenti da apportare ai meccanismi contabili e alle regole di vigilanza, cercando di privileggiare il capitale e di fare maggiore attenzione alla variabile rischio.
Molto dibattuto anche lo spinoso tema dell’erosione del potere d’acquisto, un problema che interessa la classe media non solo italiana ma mondiale.
Per quanto concerne la situazione del nostro paese in Europa, Bini Smaghi ha sottolineato la possibilità di sforare i parametri di Maastricht dipenderà dalle misure economiche che verranno messe in atto e che dovranno, a suo dire, essere particolarmente attente a tenere sotto controllo i conti pubblici e a incentivare la produttività, la cui riduzione è stata la causa del basso tasso di crescita che l’Italia ha fatto registrare negli ultimi anni.
Bini Smighi è comunque apparso sereno, spiegando che da questa crisi si può uscire rafforzati non solo a livello nazionale ma europeo, innescando un meccanismo di coesione e di coordinazione che di certo farà crescere e maturare l’Europa politica.