Imprese in crisi, dal 2012 molti i debiti da rimborsare alle banche

dollariDati scottanti per le imprese italiane che dal prossimo anno dovranno rimborsare prestiti bancari per 26,9 miliardi di euro e obbligazioni per 9,4 miliardi.

Questi numeri, evidenziati dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore, sono la prova della pesante situazione in cui versano le aziende italiane, strettamente obbligate a chiedere prestiti alle banche, con tassi elevati. Il 2012 inizierà in modo non certo facile per le tantissime imprese che saranno costrette a limitare la richiesta di finanziamenti (per evitare un indebitamento insostenibile), con conseguente stop alla produzione e allo sviluppo aziendale.

Un meccanismo di questo genere non esclude un rallentamento dell’economia del Paese. L’ipotesi di trovare alternative ai finanziamenti delle imprese si fa sempre più pressante.

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UK: le banche tornano in attivo

Banche britanniche

Banche britanniche

Le banche britanniche Hsbc, Standard Chartered, Lloyds e Barclays, insieme alla Royal Bank of Scotland, sono lentamente ritornate in attivo nei primi mesi del 2010. Nonostante i problemi di debiti dovuti alla crisi economica, i colossi UK sono in ripresa.

Stephen Hester, amministratore delegato di Rbs, commenta:

“La banca è sulla strada della ripresa, ma c’è ancora molta strada da fare prima di cantare vittoria (…) Io capisco che il governo debba fare il suo lavoro, ma noi dobbiamo fare il nostro, e i servizi finanziari sono un terreno di grande importanza per noi.”

E, anche se la ripresa economica delle banche avverrà lentamente, i britannici sono tra i primi in Europa a rimettersi in moto.

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L’Antitrust avverte: attenzione alle truffe delle banche

Banca

Banca

Dopo un’accurata indagine, l’Antitrust non promuove l’operato delle banche, le quali avrebbero abolito la commissione di massimo scoperto per aumentare, però, altre commissioni in modo strategico.

Anzi, secondo l’Antitrust, l’abolizione dello scorso gennaio della commissione sullo scoperto avrebbe in realtà fatto beneficiare solo gli istituti di credito, a scapito dei clienti.

Visto l’allontanamento degli introiti, le banche hanno adibito la lievitazione di altre commissioni con nuovi regolamenti; per esempio, gli scoperti transitori di C/C, implicano un aumento dei costi generali per il correntista stesso.

In pratica, l’Antitrust ha vagliato varie casistiche, le quali portano, per esempio, alla seguente possibile opzione: rincari delle spese bancarie fino ad una moltiplicazione delle spese fino a 15 volte rispetto a prima che la commissione di massimo scoperto venisse abolita.

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Sosteniamo le PMI

56016_361283_c9b3b508a4_6860134_medium A lanciare l’allarme sullo stato delle piccole e medie imprese italiane è questa volta il presidente della Piccola Industria, Giuseppe Morandini, che, intervenendo al XI Forum ha sottolineato come “Oltre un milione di piccole imprese sono a rischio chiusura nei prossimi sei mesi”.
Una situazione che preoccupa, visto che nel nostro paese le PMI rappresentano la maggior parte delle imprese italiane, ovvero circa 4,4 milioni. A tal proposito Morandini non ha potuto fare a meno di ricordare che “più di 9 imprese su 10 sono di piccola dimensione, più di 8 posti di lavoro su 10 sono nella piccola industria che produce più del 60% dell’export”.
Il convegno, in corso in questi giorni a Mantova, è quindi secondo Morandini l’occasione più giusta per rilanciare una politica di salvaguardia delle PMI, magari attuando il famigerato progetto ‘T-Holding’, “dove T sta per Tutela”.
Il progetto dovrebbe ricomprendere 4 tappe fondamentali:
1)L’imprenditore cede la proprietà della sua azienda ad una holding e ne diventa socio
2)Viene creato un fondo capitale di circa 2 miliardi di euro, da investire per la crescita di questa nuova aggregazione di PMI
3)Agevolazioni fiscali per le nuove holding
4)Partecipazione fiscale agevolata da parte delle banche
Morandini è poi intervenuto anche sulle riforme fiscali, sottolineando come non è sufficiente il taglio dell’Irap a rilanciare l’economia, visto che a questa misura dovrebbe necessariamente accompagnarsi una rilancio della domanda e dei consumi.

CDP in campo per le imprese

donne lavoro Per cercare di convincere le banche ad appoggiare la ripresa delle PMI è scesa in campo anche la Cassa Depositi e Prestiti che ha deciso di tagliare i tassi di interesse applicati ai finanziamenti al sistema bancario, indirizzati al sostegno delle PMI.
Grazie a questo provvedimento, le banche riceveranno risorse da destinare alle imprese con i differenziali sull’Euribor a 6 mesi abbassati di 15 punti base, portando le due nuove fasce di spread a 60 e 80 punti base.
L’iniziativa ha il chiaro obiettivo di mettere a disposizione delle imprese italiane condizioni più favorevoli come già previsto dalla Convenzione siglata alla fine dello scorso maggio tra Cdp e l’Associazione bancaria italiana sui flussi di finanziamento alle Pmi supportata da risorse della Cassa, che quindi ha messo a disposizione delle banche complessivamente 8 miliardi di euro.
La decisione, presa grazie alle migliori condizioni del mercato, avrà efficacia a partire dalle erogazioni che saranno richieste dalle banche alla Cassa per ottobre. Nelle ultime settimane, – spiega Cdp – si è registrata una sensibile e progressiva riduzione della percezione del rischio di credito, sia in generale, sia in particolare sul comparto bancario e finanziario italiano, che ha determinato un restringimento degli spread sui titoli di Stato e delle obbligazioni bancarie.

Mercegaglia: “Sosteniamo le PMI”

mercegaglia Chiare le posizioni del Presidente di Confindustria, Emma Mercegaglia, che parlando del ruolo delle banche nella ripresa economica del paese, ha sottolineato l’esigenza di rendere meno stringenti i vincoli imposti da Basilea 2.
Nel corso dell’audizione alla commissione Attività produttive della Camera, la Meregaglia ha infatti sottolineato la necessità di mettere in campo interventi immediati per dare un pò di sollievo alle imprese, che risultano maggiormente colpite dal credit crunch.
La Marcegaglia ha infatti sottolineato che in un anno la crescita dei prestiti alle aziende é diminuita di 10 punti, passando dal 10,9% all’azzeramento a luglio 2009.
La misura dovrebbe essere temporanea (18 mesi) e legata al credito alle Pmi.
Questa maggiore elasticità dovrebbe essere accompagnata da «misure fiscali» che consentano alle banche di «compensare almeno parzialmente» i maggiori rischi e costi: «un aumento del limite percentuale annuo di deducibilità delle svalutazioni e una riduzione del periodo di imposta in cui é consentita la deduzione dell

Carte di credito:attenti alle frodi!

cartaregionale2 Le frodi a danno dei possessori hanno raggiunto livelli altissimi, nonostante si metta gli utenti all’allerta e si ricorra a tecnologie sempre più avanzate di prevenzione. Nonostante ciò le frodi sono in costante aumento, ben il 149% in più dei reati commessi tramite gli Atm nel solo 2008.
L’allarme è stato lanciato dall’Enisa (European Network and Information Security Agency - l’Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione) che ha raccolto in un report dal titolo “ATM Crime: Overview of the European situation and golden rules on how to avoid it” (“Reati connessi agli sportelli automatici: la situazione in Europa e le regole d’oro per evitarli”) dati, informazioni e studi specifici che evidenziano le diverse tipologie di crimini.
Sono sempre piu’ ingegnose infatti le tecniche utilizzate dai truffatori, spiega l’Enisa. Gli attacchi agli sportelli bancari automatizzati sono sostanzialmente di tre tipi: quelli finalizzati a rubare le informazioni della carta di un singolo utente; quelli mirati ai computer e che hanno l’obiettivo di raccogliere i dati delle banche; quelli piu’ tradizionali come le rapine e gli scippi compiuti davanti agli sportelli delle banche.
Ma e’ il prelievo fraudolento di contanti che si conferma la tecnica preferita dai criminali. I malviventi riescono, infatti, a carpire i codici Pin attraverso una vasta gamma di tecniche che vanno dal cosiddetto “shoulder surfing”, ovvero spiando un utente mentre si digita il codice segreto, passando per complesse tecniche di “skimming” (strisciata) che sfruttano l’impiego di microtelecamere, false tastiere per l’immissione del Pin e perfino sportelli automatici fasulli. Mentre si diffonde sempre piu’ il ricorso alla tecnologia wireless Bluetooth per trasmettere i dati clonati da carte di credito e Bancomat a computer portatili situati nelle vicinanze.
Una gamma, quindi, piuttosto vasta di strategie contro le quali gli utenti devono imparare a difendersi.
Esistono chiaramente delle regole base che è bene seguire.
Innanzitutto evitare di usare Atm manomessi, privileggiando invece quelli in posizioni visibili e ben illuminate. In secondo luogo controllare che il bancomat non presenti dispositivi supplementari e proteggersi sempre durante la digitazione del codice segreto, mentre se la carta venisse trattenuta dallo sportello, va subito informata la banca e l’emittente della carta.

I Bond tra Tremonti e Tronchetti

tremonti-3 Dura stoccata alle banche dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che da Cernobbio le bacchette per le critiche piovute nei confronti dei cosiddetti Tremoni Bond.
“Quando dicono che non servono dicono una cosa contro l’interesse del paese”. Tremonti sottolinea che gli strumenti non sono costosi, perche’ sono strumenti di capitale, e che ”non sono fatti per le banche ma per le imprese”, mentre sulla deducibilita’ delle perdite sui crediti, commenta: “lo chiedano a Putin”.
Così in un momento delicato, nel quale le imprese guardano con interesse ai bond, Pirelli ha appena annunciato il suo piano di emissione.
”Al momento non abbiamo necessita’ di andare sul mercato – ha detto Marco Tronchetti Provera -. Abbiamo una posizione finanziaria molto solida”. Tronchetti si e’ poi detto cautamente ottimista sul tema della ripresa mentre sul tema dell’allarme sociale confida negli strumenti messi in campo per ‘attenuare l’impatto della disoccupazione’.

Italiani formiche d’Europa

denaro_blog Nonostante la crisi e il fantomatico problema di arrivare alla quarta settimana, gli italiani si confermano come i maggiori risparmiatori d’Europa.
Così mentre nel resto del Vecchio Continente sale in maniera vertiginosa l’indebitamento delle famiglie, in Italia si fa più attenzione al portafogli, riuscendo di conseguenza ad evitare un eccessivo carico di prestito sugli istituti di credito.
A “etichettare” gli italiani come le formichine d’Europa è un’indagine recentemente condotta dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre.
I numeri piu’ delle parole: ogni famiglia italiana ha un debito medio pari a 21.270 euro contro i 36.150 euro della Francia, i 37.785 euro della Germania, i 55.886 euro della Spagna e i 63.447 euro del Regno Unito.
“Ma il distacco rispetto ai principali competitors europei – spiega Giuseppe Bortolussi, segretario dell’Associazione Artigiani – risulta ancor piu’ interessante e, ovviamente ancor piu’ confortante, quando viene posto l’accento sull’indebitamento di tutte le famiglie in rapporto al Pil”.
Si scopre, cosi’, che i 524 miliardi di euro di debiti dei nuclei familiari italiani incidono sul Prodotto interno lordo per il 34,2%. Un valore ben lontano da quello rilevato in Francia dove gli oltre 942 miliardi di euro fanno arrivare questo rapporto quasi al 50%.
Mentre i risultati piu’ eclatanti giungono da Germania, Spagna e, soprattutto dal Regno Unito, dove l’indebitamento delle famiglie, pari a 1.605 miliardi di euro, incide per piu’ del 100% del Pil.

Banche: mai così sicure

ladro1 Le banche italiane diventano sempre più sicure.
Lo scorso anno, infatti, sono state tentate circa 504 effrazioni, ben il 16% in meno rispetto al 2007, con circa la metà degli tentati assalti, ben il 53%, andati a vuoto.
Tutto merito delle misure di sicurezza messe in campo dagli istituti di credito sempre piu’ tecnologici ed efficienti, che riescono, quindi, a far dormire sonni piu’ tranquilli ai correntisti.
Lo rileva l’indagine annuale sui “Furti ai danni delle dipendenze bancarie” condotta da Ossif – il Centro di ricerca dell’Associazione bancaria italiana – che conferma cosi’ il trend positivo gia’ registrato nel 2008 con il sensibile calo delle rapine allo sportello (-27,3%).
Ma se gli istituti di credito sono diventati molto più sicuri, lo stesso non può dirsi per gli sportelli automatici, che continuano ad essere il mirino preferito dai malviventi, vanificando lo sforzo delle banche che ogni anno investono oltre 700 milioni di euro per perfezionare e potenziare i dispositivi di protezione della filiale, il 25% dei quali e’ destinato esclusivamente alle misure antifurto.
“Il fenomeno dei furti in banca come quello delle rapine – spiega lo studio Ossif – e’ direttamente collegato all’ampio ricorso al denaro contante ed al ritardo nell’utilizzo dei moderni strumenti di pagamento che l’Italia sconta ancora rispetto al resto d’Europa. Ridurre la circolazione e dunque anche la presenza di contante negli sportelli bancomat, nei caveau e nelle casseforti delle banche, oltre che nelle tasche degli italiani, vuol dire contribuire da un lato all’ammodernamento del paese e, dall’altro, alla maggiore sicurezza delle citta’”.
In particolare, analizzando i dati a livello regionale, emerge che nel 2008 i furti in banca sono diminuiti in 15 Regioni su 20 con il Molise e la Valle D’Aosta che spiccano per l’assenza di episodi di furti e rapine ai danni delle banche. Consistenti cali anche in: Abruzzo (-33,3%, da 6 a 4), Basilicata (-80%, da 5 a 1) e Calabria (-55,6%, da 9 a 4). In controtendenza solo Friuli Venezia Giulia (con 4 tentativi di furto da 1, ma nessuno riuscito), Lazio (con 48 da 38, di cui 30 riusciti), e Lombardia (con 156 da 101, di cui 92 riusciti).
Capitolo a parte per quanto riguarda gli strumenti utilizzati dai rapinatori per attaccare le banche. Secondo l’Ossif, i ladri preferiscano in prevalenza utilizzare, in un caso su tre, mezzi ed arnesi da scasso: dal classico piede di porco alla mazza, passando per i grimaldelli, i cunei e le chiavi. Mentre nel 25,3% dei casi si utilizzano esplosivi e gas. Sono meno gettonati invece i mezzi meccanici, come i trapani, la fresa e il martello pneumatico (11,6%).