Scritto Venerdì 17 Luglio 2009 da Lucia Cocozza
Le vacanze non godute per insolvenza dell’agenzia non hanno più limiti per la richiesta di rimborso. La novità è stata introdotta con la legge di riforma del processo civile n. 69 del 2009 e resa nota da Federconsumatori.
Una novità che giunge, sottolinea l’associazione, “proprio in questi giorni in cui tantissime chiamate giungono allo sportello nazionale da persone che, all’estero, si vedono negare i servizi da loro pagati, o impossibilitati a rientrare, a seguito di gravi inadempimenti di alcuni tour operator nazionali, anche di grandi dimensioni”.
Vigente la normativa precedente il rimborso, infatti, poteva essere ottenuto entro tre mesi dalla conclusione del viaggio. Di fatto un limite temporale che precludeva un’effettiva possibilità di rimborso nei numerosi casi in cui il fallimento di un’agenzia o di un tour si verificava dopo una lunga crisi finanziaria.
La riforma del processo civile ha tolto di mezzo le date di scadenza e consente al consumatore di avere risarcimento dei danni subiti.
Comunque, nel caso d’inadempienza di un servizio, è sempre fondamentale la tempestività. E’, infatti, consigliabile fare la contestazione direttamente sul posto e raccogliere la documentazione che testimoni tale inadempimento. Una volta ritornati, inoltre, andrà inviata una raccomandata con ricevuta di ritorno al tour operator inadempiente ed anche all’agenzia viaggi, per tutelare i propri diritti ed eventualmente rientrare nelle procedure per l’accesso al Fondo di garanzia nazionale.
Federconsumatori mette a disposizione lo sportello S.O.S., fornendo assistenza e consulenza durante tutto il periodo estivo (lunedì a venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18, al numero 059.2033430 o via mail all’indirizzo info@sosvacanze.it ; www.sosvacanze.it).
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Scritto Mercoledì 10 Giugno 2009 da Lucia Cocozza
La crisi economica è ancora molto forte e l’impressione che si ha è che non ci abbandonerà ancora per qualche tempo. Lo sbandamento è generale e a soffrirne sono soprattutto le aziende, grandi e piccole. Ma il made in Italy reagisce e dopo una prima fase alquanto incerta, sembra che si sia trovata la strada giusta per recuperare.
Innanzitutto l’ingresso in nuovi mercati, come il Sud America, roccaforte di Luxottica, o la sfida per recuperare mercati in crisi, come gli Stati Uniti dove a tentare l’impresa è Diego della Valle con Saks.
Ma non è finita qui. Le imprese italiane tentano la ripresa anche puntando su manager stranieri, come hanno fatto Roberto Cavalli e Stefanel, o optando per la fusione con i vecchi concorrenti, come è avvenuto nel caso di Mantero e Clerici Tessuto.
Come nel 2001, insomma, le imprese italiane, che portano all’Italia 70 miliardi di euro di fatturato e 38 miliardi di esportazioni, si riorganizzano. Il punto critico resta la dimensione, visto che il 90% delle imprese ha ancora meno di dieci addetti.
www.finanzaoggi.it Aziende italiane vicine al collasso
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Scritto Lunedì 16 Marzo 2009 da Lucia Cocozza
Scontro tra il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, e il premier, Silvio Berlusconi, sul reale sostegno o meno dato dal governo alle imprese. La Mercegaglie è diretta e accusa il Governo di non aver fatto abbastanza.
“Noi oggi lanciamo un appello al presidente del Consiglio richiamandolo alla gravità della situazione, facendogli presente che se non si agisce in fretta, se non si stanziano fondi veri a supporto delle imprese, c’è il rischio che nei prossimi mesi tante aziende possano fallire”.
“Continuiamo a credere che la ripresa ci sarà e alla fine dell’anno si potranno vedere alcuni segnali di miglioramento – ha aggiunto – ma è necessario agire subito e stanziare fondi veri per aiutare le imprese”. Il presidente di Confindustria chiede pertanto un intervento immediato che punti soprattutto ad avviare nuovi cantieri, a fornire garanzie alla pmi nonchè la concessione di sgravi fiscali al fine di facilitare la capitalizzazione delle imprese.
Ovviamente tutto questo senza dimenticare i lavoratori e soprattutto coloro che il lavoro lo perdono. La Mercegaglie, infatti, dopo aver espresso apprezzamento per le indennità stanziate dal governo ai lavoratori con un contratto a progetto, ha tuttavia precisato che “è essenziale dare un supporto vero, con soldi veri, a coloro che perderanno il posto di lavoro. Ed è importante che si parli anche di impresa, perché altrimenti il rischio è che si diano sussidi di disoccupazione alle persone che perdono il lavoro, senza riuscire a creare nuovi posti di lavoro”.
In sostanza per Confindustria servono soldi veri, interventi mirati e ponderati che consentiranno realmente al paese di uscire dalla crisi, fondandosi non più sui conflitti istiruzionali ma sulla collaborazione tra Bankitalia e governo, tra banche e imprese.
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Scritto Lunedì 23 Febbraio 2009 da Lucia Cocozza
Che il tessile sia in crisi non è di certo una novità . Un ulteriore conferma è venuta da Gaetano Marzotto, presidente di Pitti Immagine, la bella manifestazione fiorentina che a gennaio e a giugno mette in vetrina il meglio dell’abbigliamento maschile.
Ma il settore tessile, da sempre un vanto del nostro Made in Italy, non ci sta e tenta di correre ai ripari. Riprendersi non sarà semplice e non tutti ce la faranno, ma nel 2010 alcune cose dovrebbero cambiare. “Gli italiani – dice Giuseppe De Rita nell’ultimo rapporto del Censis- potranno contare sui distretti del tessile, sull’agilità delle aziende con pochi dipendenti e la capacità di reagire alle necessità di mercato. Certo il problema si fa «macro» se si pensa che il settore tessile conta 500 mila dipendenti contro i 150 mila di quelli del mondo delle auto”.
Ma se il settore soffre sembrano invece continuare ad andare bene le fiere, grazie alle quali, anzi, ci si auspica di rilanciare l’intero sistema. “Andare alle fiere e selezionare sarà fondamentale per il futuro”, spiega Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti. Di qui l’idea di associare agli appuntamenti classici, come la kermesse di moda milanese in programma dal 25 febbraio al 4 marzo, una serie di altre iniziative legate un pò a tutti i settori, dall’abbigliamento, alla bigiotteria al mondo degli accessori, facendo così di Milano la vera e propria capitale mondiale delle fiere.
Si inizia il 22 febbraio con la seconda edizione di “About j”, manifestazione legata al mondo del gioiello nel corso della quale saranno in esposizione i migliori brand del settore orafo, come ad esempio Delfina Delettrez, giovane designer i cui gioielli sono entrati a far parte della collezione permanente del Museo delle Arti decorative del Louvre di Parigi.
Non mancheranno le manifestazioni legate al pret a porter con Modit, fiera dell’abbigliamento organizzata da Milano Expocts nel corso della quale verranno esposte ben 200 collezioni. A questa si aggiungeranno, ovviamente, i tre saloni di Pitti Immagine, tutti dedicati alla collezione femminile, nei quali si potranno ammirare le novità dei brand emergenti, circa 140 collezioni e ben 2 progetti speciali.
Non mancherà il mondo dell’innovazione con White, quello della pelletteria con Mipel e quello interamente dedicato alla calza di medio-alto e lato livello con Mican Shoevent, dove saranno presentate anche le nuove collezioni autunno-inverno 2009-2010
“Anche quest’anno – commenta Vito Artioli, presidente dell’Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani ANCI che organizza la manifestazione – abbiamo lavorato per offrire ai visitatori di Micam ShoEvent un orizzonte di qualità sempre crescente, che nei confronti dell’analoga edizione del 2008 si arricchisce anche di una maggiore presenza internazionale grazie a un rafforzamento dell’attività di scouting”.
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Scritto Domenica 22 Febbraio 2009 da Lucia Cocozza
Tempo di crisi, ma gli italiani non sembrano disposti a rinunciare ad accessori e vestiti. E mentre lo shopping “tradizionale” cerca di attirare i clienti diminuendo gli zeri sui cartellini dei prezzi, sembra prendere sempre più piede l’acquisto on-line. Già perchè se i negozi a cinque stelle sono belli per sognare, anche le grandi marche vengono vendute solo tramite i siti di second-hand o la formula dello swap party.
Quindi visto che non si può proprio rinunciare al gioco del vestirsi lo si cerca almeno di fare “arraggiandosi”, principalmente tramite internet.
Ma la soluzione che sta prendendo sempre più piede viene dagli albori della storia. Si tratta del baratto.Sono, infatti, sempre più numerose le ragazze che accumulano vestiti “usati” nell’armadio nella speranza di poterli barattare con la borsa o le scarpe dei propri desideri: l’importante è solo cercare di incrociare i reciproci desideri. Ragazze che accumulano vestiti negli armadi e poi si incontrano per scambiare il proprio usato o tramite siti ad hoc come swapstyle.com, barattoonline.com e barattopoli.com. Se invece c’è anche voglia di svagarsi la questione si può risolvere con uno swap party. L e regole sono semplici, basta riunire vestiti, accessori e bijoux, incontrarsi e cercare di fare un affare. Ovviamente esistono delle regole da rispettare: evitare troppi invitati che generano confusione, presentare merce di qualità e perfettamente pulita, inserire nel giro gli amici degli amici, creare una minima omogeneità di stile (e di taglie) e trasformare l’avvenimento in una piccola festicciola. In modo che, se il business non va a buon fine, il divertimento è assicurato.
Vanno bene anche le vendite tra le mura domestiche, dove a vendersi bene sono sia le grandi marche che gli oggetti più originali di nuovi brand o stilisti in erba.
Per chi cerca grandi occasioni c’è venteprive.com, un autentico paradiso dell’occasione che offre link dove trovare occasioni o Saldiprivati.com che è invece un club privato di shopping online dove si accede solo tramite invito e registrazione ma dove si possono trovare sconti dal 30 al 70%.
“Due volte la settimana gli iscritti ricevono, via posta elettronica, l’invito a prendere parte ad una nuova vendita di prodotti di marca offerti con sconti dal 40 al 70%”, spiega l’amministratore delegato di Bnk4 Gionata Tedeschi, “naturalmente in periodi di saldi ovunque la nostra campagna di promozione è notevolmente potenziata. In più le aziende più famose, che normalmente hanno una certa riluttanza a partecipare alle vendite, sono in chiusura di bilancio e volendo stringere il fatturato ci offrono molti più capi ampliando il nostro bacino di offerte”.
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Scritto Giovedì 5 Febbraio 2009 da Lucia Cocozza
La crisi sembra stia portando qualche piccolo “vantaggio” per i consumatori, soprattutto per quelli appassionati di telefonini e gadget annessi. Sembra, infatti, che il settore stia vivendo un momento difficile e questo a causa della crisi economica in atto, così si è deciso di dare il via ad una “svendita” pazza anche per i modelli usciti appena due mesi fa. “Devono farli, perché le vendite mondiali di cellulari hanno subito un tracollo: del 10 per cento, negli ultimi tre mesi del 2008, rispetto allo stesso periodo nel 2007. Il peggiore declino degli ultimi sette anni”, dice Neil Mawston, analista di Strategy Analytics. Il calo in Europa è stato anche peggiore: del 15 per cento.
Ad esempio, il Nokia 5800, che era stato lanciato al prezzo di 429 euro e sul quale la Nokia sembra aver puntoto molto per contrastare l’I-phone di Apple, è sceso a 339 euro, un calo notevole, quindi, che dimostra la difficoltà del settore. Ma i tagli stanno riguardando anche al tre grandi aziende, alla crisi, infatti, non sembrano essersi sottratte neanche Samsung, Lg E e SonyEricsson, che di recente hanno ridotto di molto i prezzi.
Ovviamente le compagnie in questione negano che siano in corso degli sconti speciali e questo probabilmente per evitare che si inizi una battaglia dei prezzi. Ma i dati li smentiscono visto che stando a quanto affermano gli esperti gli sconti ci sono e come, senza contare un’altra tendenza importante, ovvero il fatto che i consumatori puntano ora solo all’essenziale, dimenticandosi di gadget ed accessori vari che in passato avevano fatto registrare delle buone vendite. L’austerity colpisce ancora.
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Scritto Domenica 1 Febbraio 2009 da Lucia Cocozza
Posizione molto dura quella assunta dal Premier britannico Gordon Brown che, interpellato sugli sciperi dei lavoratori britannici, per protestare contro la presenza degli operai italiani della siracusana IREM nel cantiere della raffineria Lindsey Oil della Total, non ha potuto non giudicarli “undefinibili” e “selvaggi”. Brown ha dichiarato di essere vicino e di comprendere la posizione dei lavoratori inglesi, ma
non ha potuto fare a meno di sottolineare che quella messa in atto non è di certo “la cosa giusta da fare”. Per questo sono stati annunciati colloqui con le parti sociali , soprattutto per scongiurare il pericolo protezionismo che potrebbe rischiare di avere gravi danni sul sistema produttivo e commerciale europeo. Quindi, sebbene il premier comprenda le preoccupazioni dei lavoratori inglesi, avverte anche che la pratica degli sciperi selvaggi non rappresenta una soluzione, ma che l’unica arma con la quale combattere la disoccupazione è la specializzazione. Di qui il bisogno di aumenbtare le figure professionali specializzate, attraverso una formazione ad hoc che sia in grado di venire incontro alle esigenze delle grandi aziende, come la IREM.
Quel che è certo è che per il governo inglese la vicenda degli operai italiani è diventata una vera e propria patata bollente sia per i rapporti con il nostro paese che per quelli con gli altri paesi europei, visto che il premier non può nè schierarsi dalla parte del protezionismo nè rinnegare quello che è stato lo slogan della sua campagna elettorale: “British jobs for British people”.
Nel frattempo la popolarità dei Labour è in caduta libera con una perdita di circa 15 punti percentuali rispetto ai conservatori di Cameron e con Brown che tenta di correre ai ripari: “Nessuno governo nella storia sta facendo di più per cercare modi per aiutare la gente disoccupata a ritrovare un lavoro il prima possibile”.
Intanto da più parti ci si domanda se i lavoratori italiani potranno tornare al loro posto. Per il momento i sindacati optano per il pugno duro, sottolineando che il problema non è nè il protezionismo nè il razzismo, ma semplicemente il fatto che le imprese si impegnino a non discriminare un lavoratore in base alla sua nazionalità.
Questa la posizione dei sindacati inglesi che riferendosi al caso IREM sembrano però aver dimenticato che l’impresa, nella sua gara d’appalto regolarmente vinta, aveva specificato di voler utilizzare bla sua manodopera, rigorosamente specializzata.
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Tag:aziende, cameron, disoccupazione, gordon brown, impresa, IREM, Italia, labour, lavoratori, sindacati
Scritto Martedì 6 Gennaio 2009 da Lucia Cocozza
La Family Business ha steso una classifica alquanto particolare; quella delle aziende più antiche al mondo, nella quale, a quanto sembra, l’Italia stravince. Se, infatti, a piazzarsi al primo posto è stata la locanda giapponese Houshi Onsen, risalente addirittura al 718, ben 13 sono le industrie made in Italy che si sono conquistate un posto.
Si parte con il secondo posto dove ex-equo si piazzano la Pontificia Fonderia Marinelli, che dall’anno mille si occupa della produzione di campane e la cantina Chateau de Goulaine. Al quarto posto un’altra italiana, la Barone Ricasoli, storica azienda produttrice di olio d’oliva e di vino, che opera a Siena dal 1141, seguita al quinto dalla Barovier & Toso, un nome storico del vetro di Murano. Scendendo lungo la classifica si incontrano altre due aziende, questa volta fiorentine.
Si tratta della Torrini, impresa produttrice di gioielli fondata dal capostipite Jacopo nel 1369, all’ottavo posto, e della Antinori, al nono, che produce vino dal 1385.
Il decino posto è occupato da un’azienda veneziana, la Camuffo di Portogruaro, impresa costruttrice di imbarcazioni fondata nel 1438, mentre il dodicesimo se lo accaparra Grazia Deruta, azienda ceramistica che opera a Torino dal 1500. Dopo questi piazzamenti nelle prime posizioni per ritrovare un’azienda italiana bisogna scendere fino al trentunesimo posto, dove troviamo la Cartiera Mantovana, fondata dalla famiglia Merenghi nel 1615, mentre sono state costituite tutte nel 700 le ultime italiane in classifica, la calabrese Amarelli Fabbrica de Liquirizie di Rossano Scalo, la laneria Fratelli Piacenza di Pollone, la Fonderia Daciano Colbachini di Padova e il Lanificio Conte di Schio.Insomma, sembra che in questa speciale classifica l’Italia sia riuscita a mostrare le sue qualità e una volta tanto ad eccellere.
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Tag:aziende, classifica, famili business, impresa
Scritto Mercoledì 17 Dicembre 2008 da Lucia Cocozza
Le aziende sono oggi tutte tecnicizzate.
Contabilità, gestione della clientela, reportistica, pianificazione delle risorse aziendali, tutto passa attraverso il computer. Questi strumenti sono diventati, ormai, di uso comune, ma la scalata della tecnologia non ha mai termine.
Sono, infatti, in arrivo nuove opportunità per tutti quei manager che vogliono sfruttare al massimo le risorse offerte dalle tecnologie informatiche.
Le parole d’ordine sono “Cloud computing” e “Business Intelligence“.
Ma di cosa si tratta?
Il primo consiste in un nuovo stile dell’informatica che, in sostanza, permette di offrire grandi quantità di information technology sotto forma di servizio, utilizzando tecnologie basate sul web.
Il secondo permette, invece, di controllare ogni qual volta che lo si desidera, proprio come se fossero delle semplici e-mail, gli indicatori costantemente aggiornati di performance sul proprio cruscotto software. Delle belle innovazioni, quindi, che, se adeguatamente sfruttate, permetteranno di certo di migliorare le prestazioni delle aziende.
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