Segnali negativi anche dalle aste

banca_centrale_e_borsaborsa.jpgAncora grave la crisi che sta affliggendo anche il settore delle aste, sul quale, quindi, gravano non poche incognite. Nonostante, infatti, la conclusione nella giornata di ieri di buon affari dello Stato con i creditori di brve periodo, grazie soprattutto alla buona tenuta della domanda dei Bot e allo scivolamento verso l’1,659% dei rendimenti.
Ma l’invito alla cautela è d’obbligo.
Per alcuni, di fatti, la domanda di Buoni ordinari del tesoro, pari a 2/3 dell’offerta, è stata la naturale conseguenza del rifinanziamento delle esposizioni da parte degli operatori, sebbene altri sottolineano la maggior sicurezza del mercato dei titoli di Stato rispetto a quello azionario.
In ogni caso le variabili per sostenere una recessione mondiale ci sono e con il tempo sembrano aggravarsi.
Per averne conferma basta dare uno sguardo alla produzione industriale dei diversi paesi europei che continua a precipitare, alla perdita negli Stati Uniti di circa un milione di posti di lavoro in appena due mesi, o ancora, al rallentamento dell’economia tedesca, da sempre la locomotiva d’Europa.
Molto scettico anche Trichet che pronostica una ripresa solo nel 2010, sempre che le cose vadano come si spera.
Sorte migliore non tocca all’Italia, dove lo scorso ottobre il debito pubblico ha toccato quota 1.671 miliardi di euro, con la contrazione dell’avanzo primario trimestrale del Pil passato dal 4,4% al 4,3%.
Il fatto che l’industria tedesca sia in affatto, non aiuta la situazione del nostro paese, visto soprattutto il forte legame che si ha con quel paese e l’importanza che il mercato tedesco ha sempre rappresentato per le industrie nostrane.
Tra le diverse ricette anticrisi la più gettonata di tutte è senza dubbio quella di un finanziamento pubblico dell’economia attraverso politiche fiscali adeguate e con nuovi piani di spesa, miranti a finanziare le infrastrutture.
Proprio su questo punto è esploso recentemente un forte dibattito, visto che da più parti si è teso a sottolineare come al nostro paese servano nuove infrastrutture, sebbene questo obiettivo sia difficile da conciliare con il nostro debito pubblico sempre più elevato.
In ogni modo i mercati finanziari non sembrano nutrire troppe speranze nei confronti dell’Italia, soprattutto per quanto si sta verificando in Germania.
Già perchè se si considera il fatto che gran parte del nostro debito pubblico è nelle mani di investitori stranieri e che i nostri politici non sono sino ad ora stati capaci di inviare dei segnali di fiducia o di ripresa, lo scetticismo estero è più che comprensibile.
Un’ancora di salvezza dovrebbe venire anche per il nostro paese dal taglio dei tassi di interesse deciso dalla Bce, che dovrebbe comportare un ulteriore abbassamento del costo del denaro nell’area UE. Una bella occasione, quindi, sarà bene approfittarne.