Anche l’arte è in crisi

forli_fiera_arte_contemporanea_2007-759821La crisi economica incide anche sul mondo dell’arte. Una spia forte di questo preoccupante segnale è venuta, infatti, “Arco“, fiera madrilena di arte contemporanea giunta alla sua 28esima edizione. Il calo non si è avuto solo nel numero dei visitatori che, rispetto all’edizione precedente, ha registrato un 10% in meno, ma anche il numero degli artisti.
Grandi assenti soprattutto gli artisti nord-americani, ma anche quelli europei che hanno fatto diminuire il numero delle gallerie partecipanti da 32 paesi diversi da 295 dello scorso anno a 238 di questa edizione 2009.
Il motivo di questa “fuga” di galleristi ed artisti è da ricercare nella grave crisi finanziaria in atto che costringe anche il mondo dell’arte a divenire selettivi e scegliere accuratamente gli eventi a cui partecipare. Non a caso anche la straegia adottata dai galleristi riflette la crisi in atto. In genere gli sconti richiesti oscillano tra il 25 e il 20</strong>%, ma quelli concessi non superano mai il 15-10% e questo soprattutto per tutelare gli interesti dei propri artisti.
E a quanto pare questa scelta ha finito con l’avere frutti positivi, soprattutto per le gallerie locali che hanno fatto registrare il maggior numero di vendite e i prezzi più alti. Tra le gallerie e gli artisti che hanno maggiormente sofferto bisogna segnalare l’India, il cui mercato ha risentito molto dei contraccolpi della crisi e delle forti speculazioni che ne sono derivate.

Arte, chi sopravviverà?

gerhard-richterAnche il mondo dell’arte non sembra sottrarsi alla grave situazione economica che il mondo sta attraversando. Così gli esperti di ArtTactit, presieduto da Anders Petterson, ha deciso di stillare una sorta di classifica, per verificare quali saranno gli artisti che riusciranno a resistere fino al 2019.
A rendere difficile il mantenimento della fama sarà, infatti, non solo la classica crisi del consensum alla quale gli artisti solitamente vanno incontro per il mutare dei gusti e delle mode, ma anche i prezzi del mercato artistico che sono in costante aumento.
Così è stata presa in considerazione la possibilità per ciascun artista di mantenere il successo, congiunto al livello dei prezzi nel tempo.
L’indicatore, che è stato elaborato per la prima volta nel dicembre del 2008, mostra come gli anni più difficili per gli artisti saranno i primi due o tre e che, una volta superato questo periodo cruciale, si potrebbero dormire sonni tranquilli.
Quindi di chi saranno le opere che tra dieci anni potremmo continuare ad ammirare?
Secondo la mappa elaborata con il Survival Rating, nel 2019 terrà bene l’artista tedesco Gerhard Richter (1932) non subirà contraccolpi. Primo in classifica,Richter presenta infatti il più elevato grado di consensus, con il 91% degli intervistati concordi nell’affermare la sua “longevità”. Al secondo posto si piazzerebbe Jeff Koons che, grazie al suo 82% di consensi, non dovrebbe cadere nel dimenticatoio, seguito a ruota da Robert Gober con il 60% di giudizi favorevoli, nonostante l’andamento altalenante delle sue ultime aste. Positivo nel breve termine il consensus per Andreas Gursky (1955) mentre per il lungo termine, pur rimanendo tra i primi dieci “sopravvissuti”, la sua situazione sarebbe meno solida. Scende, invece, Richard Prince, soprattutto per il breve termine, mentre per quanto concerne il futuro si ipotizza che l’artista continuerà a godere di una certa fama, così come il danese Eliasson che si piazza a metà classifica.
E’ in dubbio, invece, la “sopravvivenza” del principe delle quotazioni, Damien Hirst, che nella classifica del Survival Rasting si piazza addirittura al ventunesimo posto, mentre a rischio sarebbe anche Paul McCarthy.
In risalita invece Takashi Murakami, la cui arte sofisticata e delicata, ci terrà compagnia anche per i prossimi dieci anni, mentre nessun problema ci sarà per l’americana Cindy Sherman che manterà un consensus molto alto per i prossimi 10 anni.
E che fine fa la video-art?
A difenderla nel 2019 ci saranno Bill Viola e il duo artistico Gilbert & George (1943, 1942), sebben per questi ultimisi registrerà un leggero calo dei consensi.
A rischio l’artista figurativa sudafricana Marlene Dumas (1953), per Cecily Brown (1969), George Condo, Shirin Neshat, che si piazzano nelle ultime posizioni.
E gli italiani?
Tra i sopravvissuti troviamo solo Maurizio Cattelan che raccoglie un buon 50% di giudizi positivi.
Infine, la classifica segnala anche quegli artisti contemporanei che andranno nel 2019 a fare compagnia aimostri dell’arte, sebbene si evidenzi come la loro situazione sarà nel tempo molto più vulnerabile per effetto del mix tra consensus e prezzi delle loro opere sul mercato.