Mercati: in Italia cresce il consumo della frutta

Mercato di frutta

Mercato di frutta

Contro la credenza comune che la frutta non sia molto consumata sulel tavole degli italiani, che preferirebbero piatti più elaborati a base di pasta e conimenti, una ricerac della Confederazione Italiana Agricoltori (CIA, crf.) sosterrebbe l’esatto contrario.

Non solo pare che la tendenza al consunmo di questa sia in grande aumento, ma il mercato del settore si può addirittura dichiarare soddisfatto del consumo effettuato nel 2009, e che ha registrato un +2%. Nonostante la spesa media mensile familiare si sia abbassata, pare che la scelta della frutta sia uscita indenne dal taglio.

Il frutto maggiormente venduto nello scorso anno è stato il kiwi, seguito da pere e mele, mentre l’uva da tavola pare aver registrato un minor indice di gradimento (con un -5.3% nelle vendite). Stabili banane, pesche, angurie e meloni, che segnano il 73% degli acquisti globali per gli italiani.

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Vendite al dettaglio: valori ancora negativi

spesa1 Davvero poco incoraggianti i dati diffusi dall’Istat che, nella mattinata di ieri, ha diffuso i dati relativi al mese di luglio per quanto concerne l’andamento delle vendite al dettaglio.
Secondo l’istituto di ricerca i valori non sarebbero positivi, visto che si è registrato un calo dello 0,4% rispetto al precedente mese di giugno.
Su base annua il divario sarebbe ancora più marcato se si considera il fatto che rispetto a luglio dello scorso anno il valore delle vendite del commercio fisso al dettaglio ha presentato una diminuzione del 2,6%, somma di una contrazione del 2,1 per cento per le vendite di prodotti alimentari e del 2,8 per cento per le vendite di prodotti non alimentari.
Va anche segnalato che l’istituto statistico sottolinea come la variazione annuale negativa sia il risultato di flessioni dello 0,8 per cento per le vendite della grande distribuzione e del 3,7 per cento per le imprese operanti su piccole superfici.
“I nuovi dati relativi alle vendite al dettaglio resi noti oggi dall’Istat, purtroppo, non fanno altro che confermare nuovamente quanto, con insistenza e pervicacia, sosteniamo da tempo” – sostengono Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef.
In effetti le previsioni effettuate dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, infatti, già da mesi prospettavano, nel 2009, in assenza di interventi tesi a rilanciare la domanda di mercato, una caduta dei consumi dell’ordine del -2,5-3% (per le famiglie a reddito fisso -3,3%), con una minore spesa complessiva, da parte delle famiglie, di oltre 20 miliardi di euro.
“A questo punto si rendono sempre più necessarie le manovre a sostegno delle famiglie che rivendichiamo da tempo, per le quali siamo scesi in piazza nei giorni scorsi”, incalzano le due associazioni.
Che per l’ennesima volta chiedono al governo di lanciare provvedimenti per una detassazione di almeno 1200 euro annui per le famiglie a reddito fisso (colpite dagli effetti della crisi per minori entrate di 980 euro annui, ed addirittura per 300 euro al mese per quanto riguarda le famiglie al cui interno vi è un cassaintegrato) e una serie di misure di sostegno a favore di disoccupati e precari.

Alimentari alle stelle!

Spesa Continua a crescere a dismisura il prezzo degli alimentari che, secondo le stime della Coldiretti, ha raggiunto nel 2009 dei livelli davvero da record.
E i numeri parlano chiaro.
Nel corso di quest’anno i prezzi dei beni alimentari sono infatti saliti alle stelle, sebben si continui ancora a registrare un vero e proprio crollo dei prezzi della produzione agricola che, nel corso del 2009, sono calati di circa il 16%.
L’impennata dei prezzi non ha tuttavia bloccato il consumo che anzi sembra salito dello 0,9%, mettendo così a segno una crescita dei prezzi nove volte superiore al valore medio dell’inflazione.
Tutti questi dati sono contenuti in “Operazione verità sulla spesa alimentare degli italiani dalla Coldiretti”, un’indagine lanciata in occasione della giornata di mobilitazione promossa dalle Associazioni dei Consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) in Piazza Montecitorio a Roma.
“I consumatori italiani – sottolinea la Coldiretti – non hanno potuto beneficiare della forte riduzione dei prezzi agricoli che rischia invece di provocare l’abbandono delle campagne”.
Gli italiani – spiega la Coldiretti – spendono 205 miliardi all’anno in alimenti e bevande (141 miliardi in famiglia e 64 fuori) che rappresentano ben il 19% della spesa familiare ed “è quindi necessario – continua la Coldiretti – interrompere un trend che impoverisce cittadini e imprese agricole in un difficile momento di crisi economica”.

Ferragosto?Spesa no problem!

Spesa Quest’anno fare la spesa anche nella settimana di Ferragosto non sarà un problema, sia per chi rimarrà in città sia per chi si recherà nei luoghi di villeggiatura. Già perché a restare aperti non saranno solo supermercati e ipermercati, ma anche l’80% degli alimentari e circa la metà delle panetterie e delle macellerie.
Aperti anche il 50% di bar, pizzerie e ristoranti, mentre anche il rifornimento di carburanti non sarà un problema visto che il 50% delle pompe di distribuzione non andranno in ferie.
E’ quanto emerge da un’indagine di Confcommercio, realizzata in collaborazione con Fipe, Fida e Federdistribuzione.
In particolare a tenere aperte le serrande saranno gli oltre 18.000 punti vendita aderenti a Federconsumatori e ben l’80% degli oltre 60mila esercizi aderenti a Fida, mentre le 31mila macellerie italiane garantiranno in due turni successivi il 50% delle aperture: il primo dal 1° al 15 agosto, il secondo dal 16 al 31.
Aperte anche la metà delle oltre 30.000 panetterie italiane. Infine assicurate anche colazioni al bar e pasti al ristorante o in pizzeria. Infatti, più della metà dei pubblici esercizi (56,6%) terrà la saracinesca alzata ad agosto. In particolare, da un’indagine effettuata dalla Fipe-Confcommercio, rimarranno aperti quasi il 60% dei bar e il 54,6% dei ristoranti. Nessun problema, infine, per i rifornimenti di carburante in quanto rimarranno aperti il 50% dei benzinai (self service compresi) nelle città e il 100% dei distributori di benzina sulle autostrade e nei posti di villeggiatura (turnazioni a parte).

Vendite al dettaglio ancora giù

spesa1 Scendono ancora le vendite al dettaglio che nel mese di maggio hanno fatto registrare una contrazione del 2,9%. A renderlo noto l’Istat che ha rimarcato come il calo riguardi un pò tutti i settori, compreso quello alimentare.
A questo dato l’istituto di ricerche statistiche ha anche aggiunto che le diminuzioni più pesanti si sono registrate per le imprese che operano su un territorio piccolo e che, ragionando per settori, il settore alimentare ha registrato un meno 0,6%, mentre quello delle vendite di prodotti non alimentari un incremento dello 0,2%.
Nel complesso tuttavia il commercio delle vendite a dettaglio è diminuito negli ultimi tre mesi dui circa lo 0,4%.
“Il dato di maggio sulle vendite ci dice che soprattutto i piccoli esercizi restano sott’acqua con intatto il rischio di una emorragia di chiusure che potrebbe toccare nel 2009 un saldo negativo di almeno 50 mila unità. Avremo pure toccato il fondo ma di certo ancora non si vede la luce. Anzi le imprese si trovano accerchiate: vendite giù ma anche credito difficile, fisco pesante, costi rigidi”, commenta un allarmato Marco Venturi, presidente di Confesercenti.

Italia:consumi bloccati

Cibo Il dato conferma l’onda lunga della recessione, secondo Istat nel 2008 la spesa media mensile per famiglia è stata pari a 2.485 euro, di fatto uguale a quella dell’anno precedente (+0,2%), in un quadro che vede l’inflazione nel periodo in crescita del 3,3%.Altro segnale che conferma un quadro deteriorato, il calo dei consumi è stato più forte al Sud, infatti mentre il Veneto è la regione con la spesa mensile più elevata (2.975 euro) per famiglia, seguito da Lombardia (2.930), fanalino di coda è stata la Sicilia (1.742 euro).
Nel 2008, la spesa per generi alimentari e bevande – dice Istat – si attesta su 475 euro, circa 9 euro in più rispetto ai 466 euro registrati nel 2007.Il risultato sembra essenzialmente dovuto alla sostenuta dinamica inflazionistica che ha caratterizzato i generi alimentari (+5,4%), effetto che è stato tuttavia mitigato dalla messa in atto di strategie di risparmio da parte delle famiglie: la quota di famiglie che ha dichiarato di aver limitato l’acquisto o scelto prodotti di qualità inferiore o diversa rispetto all’anno precedente è sempre superiore al 40%”.
In particolare si attesta al 43,4% per il pane, al 49,2% per la pasta, al 55,7% per la carne, al 58% per il pesce e al 53,7% per frutta e verdura. Continua ad aumentare la percentuale di famiglie che acquistano generi alimentari (pane, pasta, carne, pesce, frutta) presso gli hard-discount (dall’8,6% del 2006, al 9,7% del 2007, al 10,9% del 2008).
Il supermercato rimane il luogo di acquisto prevalente (68,1%, era il 67,8% nel 2007), soprattutto nel Centro-nord (superiore al 70%), immediatamente segue il negozio tradizionale (63,7%, era il 64,7%) in particolare nel Mezzogiorno (76,2%) e per l’acquisto di pane (59,4%). Il 17,2% delle famiglie acquista presso ipermercati, con punte del 22% nel Nord, dove questa tipologia distributiva è più diffusa. Al mercato si reca circa il 22% delle famiglie del Centro-nord (erano il 20% nel 2007) contro il 33,1% delle meridionali (erano il 31,4%).