Il peso del lavoro interinale

donne lavoro Vale ben 6,3 miliardi di euro il lavoro interinale in Italia.
Le statistiche elaborate da Assolavoro raccontano di un comparto che, fino al 2007, cresceva di circa il doppio rispetto al 2007, ovvero di circa il 17%.
Un settore che, quindi, riesce a contribuire al sistema paese con 1,4 miliardi per per previdenza e assistenza, 3,1 miliardi di retribuzioni nette erogate e 700 milioni di gettito per l’Erario.
Tutto questo senza contare i 100 milioni di assicurazione sugli infortuni e i 160 milioni di tutela per i lavoratori.
Nel 2007 sono pervenuti alle 62 agenzie per il lavoro oltre 5,7 milioni di curricula, 3,9 milioni sono stati selezionati e 2,6 milioni ritenuti idonei. Il 76% degli interinali sono italiani,il 2% di paesi all’interno dell’Unione Europea e il 21% sono infine extraeuropei.
Per quanto concerne la fascia d’età bisogna sottolineare che si tratta soprattutto di giovani: il 25% ha meno di 24 anni mentre il 23% è under 30.

Banche: mai così sicure

ladro1 Le banche italiane diventano sempre più sicure.
Lo scorso anno, infatti, sono state tentate circa 504 effrazioni, ben il 16% in meno rispetto al 2007, con circa la metà degli tentati assalti, ben il 53%, andati a vuoto.
Tutto merito delle misure di sicurezza messe in campo dagli istituti di credito sempre piu’ tecnologici ed efficienti, che riescono, quindi, a far dormire sonni piu’ tranquilli ai correntisti.
Lo rileva l’indagine annuale sui “Furti ai danni delle dipendenze bancarie” condotta da Ossif – il Centro di ricerca dell’Associazione bancaria italiana – che conferma cosi’ il trend positivo gia’ registrato nel 2008 con il sensibile calo delle rapine allo sportello (-27,3%).
Ma se gli istituti di credito sono diventati molto più sicuri, lo stesso non può dirsi per gli sportelli automatici, che continuano ad essere il mirino preferito dai malviventi, vanificando lo sforzo delle banche che ogni anno investono oltre 700 milioni di euro per perfezionare e potenziare i dispositivi di protezione della filiale, il 25% dei quali e’ destinato esclusivamente alle misure antifurto.
“Il fenomeno dei furti in banca come quello delle rapine – spiega lo studio Ossif – e’ direttamente collegato all’ampio ricorso al denaro contante ed al ritardo nell’utilizzo dei moderni strumenti di pagamento che l’Italia sconta ancora rispetto al resto d’Europa. Ridurre la circolazione e dunque anche la presenza di contante negli sportelli bancomat, nei caveau e nelle casseforti delle banche, oltre che nelle tasche degli italiani, vuol dire contribuire da un lato all’ammodernamento del paese e, dall’altro, alla maggiore sicurezza delle citta’”.
In particolare, analizzando i dati a livello regionale, emerge che nel 2008 i furti in banca sono diminuiti in 15 Regioni su 20 con il Molise e la Valle D’Aosta che spiccano per l’assenza di episodi di furti e rapine ai danni delle banche. Consistenti cali anche in: Abruzzo (-33,3%, da 6 a 4), Basilicata (-80%, da 5 a 1) e Calabria (-55,6%, da 9 a 4). In controtendenza solo Friuli Venezia Giulia (con 4 tentativi di furto da 1, ma nessuno riuscito), Lazio (con 48 da 38, di cui 30 riusciti), e Lombardia (con 156 da 101, di cui 92 riusciti).
Capitolo a parte per quanto riguarda gli strumenti utilizzati dai rapinatori per attaccare le banche. Secondo l’Ossif, i ladri preferiscano in prevalenza utilizzare, in un caso su tre, mezzi ed arnesi da scasso: dal classico piede di porco alla mazza, passando per i grimaldelli, i cunei e le chiavi. Mentre nel 25,3% dei casi si utilizzano esplosivi e gas. Sono meno gettonati invece i mezzi meccanici, come i trapani, la fresa e il martello pneumatico (11,6%).

Consumi alimentari ai minimi

spesa_supermercato Il 2008 è stato un anno davvero difficile, soprattutto per le famiglie, che hanno dovuto fronteggiare rincari e riduzioni del potere d’acquisto. La crisi ha avuto dei significativi effetti innanzitutto sui consumi che sono diminuiti in maniera significativa.
Le ultime statistiche in merito sono state diffuse dalla “Relazione generale sulla situazione economica del Paese 2008″ redatta del ministero dell’Economia, secondo cui la spesa delle famiglie italiane lo scorso anno si è attestata complessivamente a 922,6 miliardi di euro, segnando in 4 anni una crescita di poco più del 10%.
Ad essere colpita dalla crisi soprattutto la spesa alimentare, per la quale si è registrata una contrazione dello 0,9%, mentre nel 2007 si era registrata una crescita dell’1,2%.
“Bene, anzi male, dopo un anno anche il ministero dell’Economia denuncia quello che noi denunciamo in tempo reale e cioè la situazione delle famiglie e l’andamento dei relativi consumi”, accusano le associazioni Adusbef e Federconsumatori. Che poi aggiungono: “Il prossimo anno ci diranno che i consumi saranno calati del 2,5-3,0% nel 2009 come già oggi noi sosteniamo”.
Intervenire stimolando la crescita, questo chiedono a gran voce le due associazioni che per bocca dei rispettivi presidenti fanno sapere che “la domanda potrà essere stimolata solo attraverso un processo di detassazione del reddito fisso di almeno 1200 euro annui a partire dalla restituzione immediata del fiscal drag“, altrimenti qualsiasi altro intervento “non eviterebbe quello che si sta purtroppo profilando sui consumi, sulla produzione industriale e sul Pil”. Un meccanismo di sostegno che, vede come necessario istituire assegni di sostentamento per i precari e per chi è allontanato dl ciclo produttivo.

Un valanga di reclami in UE

europa In appena un anno, e precisamente da febbraio 2007 a febbraio 2008, qualcosa come 78 milioni di cittadini europei hanno presentato reclamo formale contro un operatore comerciale, mentre ben 30 milioni si sono astenuti sebbene avessero tutte le carte in regola per farlo.
E’ questa la stima della Commissione europea nel rendere pubblica la falsariga di un metodo su scala UE per classificare e rendicontare i reclami dei consumatori. Si tratta di cifre molto pesanti, visto che – dice la Commissione – circa la metà di coloro che hanno presentato reclamo formale non era soddisfatta del modo in cui il reclamo è stato trattato.
Di coloro ancora insoddisfatti circa la metà (quasi 20 milioni di persone) ha contattato un’organizzazione di consumatori per ottenere aiuto. Da qui la necessità della Commissione di iniziare a mettere ordine e cercare di avere un quadro più preciso dei cittadini che si trovano ad avere problemi con le aziende di cui sono clienti.
Non solo. Da uno studio della Commissione è emerso che vi sono più di 700 associazioni di consumatori in Europa che raccolgono i reclami dei cittadini in Europa. Alcune hanno sistemi di rendicontazione avanzati e dettagliati. Ma ciascuna classifica i reclami in modo diverso. Ad esempio alcuni organismi usano categorie ricalcate sulle pagine gialle mentre altri si basano su capitoli della legislazione nazionale.
Di conseguenza questa fonte preziosa di informazioni rimane ampiamente inutilizzata. I raffronti sono spesso difficili anche a livello nazionale , per non parlare di quello europeo, anche se i beni e servizi offerti in tutta Europa sono simili e nonostante il fatto che un gran numero di essi siano ora oggetto di transazioni transfrontaliere.
La frammentazione dei dati rallenta la risposta dei decisori nazionali ed europei ai problemi incontrati dai consumatori su mercati specifici. Alla fine del processo di messa a punto del sistema di raccolta dati, la Commissione si augura che i principali beneficiare della novità saranno gli stessi cittadini alle prese con un reclamo per un bene o un servizio non adeguato a quanto presentato dalle aziende.

2008, tempo di bilanci

bilancia.jpgMancano ormai davvero poche ore alla fine di questo 2008 e come sempre arriva il tempo dei bilanci, anche in economia.
Inevitabile il confronto con il 2007, o meglio con quanto si sarebbe potuto fare e puntualmente non si è fatto per evitare la crisi che oggi, purtroppo, ci attanaglia.
Volgiamo quindi lo sguardo al dicembre del 2007 e vediamo quali erano le preoccupazioni del Governo dinnanzi a una situazione economica che cominciava a farsi preoccupante. Gli ultimi mesi del 2007 furono, infatti, caratterizzati in Italia da preoccupazioni di carattere essenzialemnte politico, con la destra e la sinistra interessate esclusivamente a far valere le proprie posizioni.
La crisi dei mutui sub-prime in America era già evidente ma la maggior parte dei politici italiani la vedeva lontana e comunque incapace di scuotere l’economia del Vecchio Continente.
Nella conferenza stampa di fine anno, l’allora premier Romano Prodi definiva i dodici mesi appena trascorsi come l’anno del risanamento, sebbene, in realtà, la ripresa dell’economia italiana dovesse essere attribuita più all’aumento delle tasse ed a una congiuntura economica lievemente positiva, che ad una vera e propria ripresa generale.
Nulla veniva quindi detto dell’aumento del deficit tendenziale, che riportò il PIL al di sopra del 2% o dello spreco di risorse pubbliche sottratte ad opere che di certo sarebbero state utili al paese, mentre i ministri Padoa Schioppa e Visco si preoccupavano esclusivamente di prevedere agli italiani un futuro roseo e un consistente taglio dell’IRPEF.
D’altra parte centinaia di migliaia di lavoratori vivevano le vacanze natalizie del 2007 come una sorta di “scampato pericolo”, visto che il Parlamento aveva appena ratificato un protocollo, poi sottoscritto dal Governo, che prevedeva l’abolizione dello scalone Maroni, permettendo di andare in pensione a 58 anni anzichè 60.
Una vera e propria rivoluzione visto che per la prima volta in Occidente l’età pensionistica veniva abbassata, con grande gioia per i padri e un pò meno per i figli che si sarebbero trovati a pagare un conto abbastanza salato quando, di lì a pochi mesi, la crisi economica sarebbe sbarcata anche in Europa, causando la perdita di molti posti di lavoro.
Nel 2008 improvvisamente ci si è svegliati e ci si è accorti quanto miope e irresponsabile fosse stata la condotta del Governo, che anzichè accumulare risorse aveva, come sempre, sperperato trovandosi così del tutto impreparato a quella crisi che, giungendo da Occidente e non da Oriente come molti avevano pensato, ha poi finito con il travolgerlo.
Come sempre a prevalere in quell’anno fu la politica del “farsi trasportare dalle contingenze”, senza prestare la minima attenzione al futuro e alla dovuta necessità di mettere in campo degli strumenti di prevenzione.