Il business dell’arte: chi ha detto che non esiste?

Art commerce

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E’ definito “Art-economy”, ovvero il business che nasce e si nutre delle forme artistiche esistenti. E’, al giorno d’oggi, diventato un tipo d’investimento piuttosto comune. Vediamone le caratteristiche.

L’art-economy, già in uso dagli anni ’50, oggi si è espansa anche oltre le quotazioni esclusive dell’arte moderna. In passato era un settore relativamente di nicchia, ma certamente di appannaggio di intenditori o ricconi.

Sui mercati mondiali attuali, il business delle opere d’arte si è esteso a qualsivoglia forma espressiva e, grazie ad alcune agevolazioni fiscali, la sua fruibilità permette maggiore circolazione.

Gli strumenti con qui operare nel mondo dell’arte sono quasi sempre fondi chiusi (a long term o lock up, rispettivamente di 10 e 3-5 anni di durata) ed edge, solitamente dislocati in Paesi in cui non vige la vigilanza della Financial Services Authority (FSA, crf.).

(foto © Nytimes)

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One Response to “Il business dell’arte: chi ha detto che non esiste?”

  1. 1
    Michael McPherson Says:

    Aw, this was a very nice post. In concept I wish to put in writing like this moreover ñ taking time and precise effort to make a very good articleÖ but what can I sayÖ I procrastinate alot and not at all seem to get one thing done.

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