Al Nord il lavoro tiene
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Già da tempo si discute sulla crisi del mercato del lavoro che nell’ultimo trimestre di quest’anno ha toccato la percentuale del 7,9% di disoccupati. Ciò in termini assoluti significa che i senza lavoro sono 1.982.000, mentre per la fine del 2009 le previsioni sono ancora più nere e la disoccupazione potrebbe toccare ben l’8,8%.
Ma nel resto d’Europa le cose non vanno meglio. Anzi. Sempre al 31 marzo del 2009 in Spagna il tasso di disoccupazione era pari al 17,4% (+ 6% rispetto a settembre 2008), in Francia all’8,7% (+ 1,3% sul 3° trim. 2008) e in Germania all’8,5% (+0,9% su settembre 2008).
Solo il Regno Unito registrava un tasso di disoccupazione inferiore al nostro pari al 7,1% (+1,3% su settembre 2008).
Tuttavia le previsioni tendono a non essere così nere, visto che da più parti si sottolinea che i dati diffusi sono medi nazionali, che presentano delle differenze territoriali molto evidenti, soprattutto in Italia.
“Per questo – dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre – abbiamo cercato di capire qual è la percentuale dei senza lavoro nelle aree più industrializzate del nostro Paese confrontandola con i livelli di disoccupazione registrati nelle regioni più ricche d’Europa”.
Ebbene, nel marzo di quest’anno, il tasso di disoccupazione del Piemonte ha toccato il 7%, quello della Lombardia il 5%, nel Veneto il 4,7% e in Emilia Romagna il 4,1%. Sempre nello stesso periodo nelle tre regioni più ricche della Germania la disoccupazione ha raggiunto l’8,9% nella Nordrhein-Westfalen, il 5,1% in Baviera e il 4,8% nel Baden-Wurttemberg.
Per fare altri confronti con aree più ricche, in Francia, invece, nella Provenza-Alpes- Costa Azzurra la disoccupazione è salita al 10,3% nella Rhone-Alpes all’8,1% e nell’Ile-de-France al 7,4%. Nel Regno Unito la regione londinese ha segnato l’ 8,2%, il South-West il 7,9% e il South- East il 5,3%.
Sconcertante la situazione dei senza lavoro in Spagna. La Catalogna presenta una disoccupazione del 16,2%, la Comunidad de Madrid del 13,5% e l’Andalusia addirittura del 24%.
“Da questo confronto emerge in maniera molto chiara – prosegue Bortolussi – che nonostante un progressivo aumento dei disoccupati anche nelle regioni settentrionali, non siamo un Paese alla deriva, visto che quasi tutti i nostri principali partners economici stanno peggio. Certo, per quegli italiani che hanno perso il lavoro in questi ultimi mesi è poco consolante sapere che nei territori più ricchi d’Europa c’è chi sta peggio. Ma è altresì vero che in questa fase così delicata bisognerebbe affrontare questo tema con un approccio meno emotivo e basarsi, invece, su una attenta analisi delle statistiche ufficiali”.